27/05/2026
- Approfondimento di comunicazione d'Impresa - Viviana Persiani
visto a tuttofood 2026

Promarche porta la filiera nel surgelato

Promarche porta la filiera nel surgelato

Promarche S.C.A.P.A. è un’organizzazione di produttori ortofrutticoli con sede a San Benedetto del Tronto, attiva nella produzione di vegetali surgelati. L’azienda lavora con un modello che tiene insieme agricoltura, trasformazione industriale, certificazioni, private label e iniziative rivolte al territorio.

A Tuttofood abbiamo incontrato Andrea Rossi, responsabile vendite e marketing di Promarche e il confronto è partito dal ruolo della fiera, ma si è allargato al percorso dell’azienda: crescita produttiva, presidio della filiera, rapporto con la distribuzione, biologico, certificazioni e progetti sociali.

«Sono in Promarche dal 2016. Formalmente da gennaio sono responsabile vendita e marketing, anche se seguo la categoria da diversi anni. Siamo un team di sei persone con figure più operative, dalla logistica alla programmazione, dal back office al controllo di gestione». La storia produttiva resta legata al territorio. «L’azienda nasce come produttrice di fresco. San Benedetto del Tronto è una zona particolarmente vocata: dal dopoguerra esportava verso il Nord Europa scarole, pomodori, broccoli, cavolfiori. Poi, dagli anni Ottanta, c’è stata l’evoluzione verso il surgelato. Il contesto industriale ha fatto la differenza. Veniamo da un distretto del surgelato. Nella stessa area sono nati stabilimenti, poli logistici, produttori ittici, aziende di impianti frigoriferi industriali. C’è una competenza che parte dalle coltivazioni del fresco e arriva alla trasformazione», osserva Rossi. Il dato territoriale è parte del prodotto. «Mare, Monti Sibillini e Appennini ci permettono di raccogliere tutto l’anno e questa conformazione dà al prodotto una connotazione organolettica e nutritiva che gli agricoltori hanno coltivato nei decenni».

I numeri aiutano a leggere il salto degli ultimi anni. Il fatturato è passato da 42,2 milioni di euro nel 2022 a 58,8 milioni nel 2025, con un aumento del 39,3%. Nello stesso periodo la produzione è salita da 31.612 a 37.210 tonnellate, mentre il totale venduto è cresciuto da 32.770 a 38.503 tonnellate. La private label resta centrale. «Oggi Promarche è un’industria con circa 300 dipendenti e un fatturato vicino ai 60 milioni. Siamo vocati alla private label per una parte molto importante del fatturato, ma copriamo anche i canali industria e food service con linee ad hoc».

Il prodotto, confezionato e venduto per marchi leader della Gdo, è salito da 19.570 tonnellate nel 2022 a 23.740 tonnellate nel 2025. È il segno di una crescita che non riguarda solo i volumi, ma anche la capacità di presidiare progetti industriali e commerciali più complessi.

Il presidio tecnico è uno dei punti distintivi. «Siamo molto forti sulla parte di certificazioni. Abbiamo dieci agronomi, di cui due lavorano in modo specifico sulle certificazioni. Abbiamo 400 aziende coinvolte, dalla Puglia fino all’Emilia-Romagna. Per noi è una cosa particolare avere agronomi dedicati a questo lavoro», sottolinea Rossi. Il controllo parte dal campo. «Forniamo proprio i semi ai produttori. Diciamo quando seminare, quanto seminare, come trattare. Abbiamo dieci agronomi direttamente assunti, non esterni e tutto il personale di raccolta è direttamente assunto. In sostanza, abbiamo il controllo totale di quello che facciamo».

Questo approccio sostiene anche il dialogo con la distribuzione. Le certificazioni richieste dai retailer aumentano, così come le aspettative su tracciabilità, qualità, sostenibilità e sicurezza. Promarche prova a interpretarle non come adempimenti subiti, ma come strumenti per costruire un rapporto più solido con i clienti.

Il biologico è uno degli ambiti su cui l’azienda ha costruito una proposta dedicata. Coltiva Bio è la linea biologica creata per rispondere alla domanda di consumatori green friendly, stili di vita sostenibili e operatori della ristorazione collettiva. «La linea è stata creata per rispondere alle esigenze del mondo Horeca, che chiede sempre più prodotti italiani, con filiera corta e di alta qualità, utilizzando un imballo riciclabile»

La gamma comprende cavolfiori, broccoli, bietolina, carote, fagiolini, minestrone di verdure, piselli, patate, spinaci e zucchine. Il percorso si innesta su pratiche adottate da tempo, dall’agricoltura integrata alla riduzione dell’uso di fitofarmaci, anche attraverso mezzi di difesa biologici e biotecnici.  Dal 2021 Promarche ha alzato ulteriormente l’asticella con la certificazione per le produzioni a residuo zero: un metodo che prevede l’assenza sul prodotto di fitofarmaci di sintesi oltre il limite di quantificazione analitica, pari a 0,01 ppm. La sospensione anticipata dei trattamenti prima della raccolta e della surgelazione punta a portare in tavola un prodotto senza tracce rilevabili di residui chimici.

La scelta trova terreno fertile nelle Marche, regione con forte vocazione biologica: oltre il 28% degli ettari regionali è dedicato al bio. Per Promarche, questo significa collocare il prodotto dentro un modello di sviluppo che valorizza risorse locali, ambiente e comunità.

Il confronto con i clienti si sta allargando. «Il prodotto esprime l’azienda, ma contano anche il modo in cui l’azienda comunica e le attività che fa. In questi giorni ho visto quanto siano importanti per i clienti i temi della sostenibilità e delle iniziative sociali. Non mi aspettavo un impatto così forte», racconta Rossi.

La direzione è coinvolgere interlocutori diversi, non solo l’ufficio acquisti. «Le iniziative che abbiamo fatto in questi anni sono state apprezzate anche dai buyer e dai tecnici degli uffici acquisti. L’idea è iniziare a interfacciarci anche con gli uffici marketing, per amplificare la cassa di risonanza di ciò che facciamo e raccontare chi siamo». Il rapporto commerciale resta centrale, ma il fornitore deve essere letto come partner di filiera. «Vogliamo sentirci accanto al cliente. Quando un retailer lancia un progetto o una gamma di prodotti, trasmette i propri valori. Noi vogliamo dialogare con la Gdo e partecipare a quel percorso».

Le attività sostenute dall’azienda nel 2025-2026 raccontano un legame con il territorio che va oltre la produzione. Sul piano sociale Promarche ha donato 300 piantine di pomodori agli Orti per gli Anziani di San Benedetto del Tronto, un servizio Lions in collaborazione con il Comune attivo dal 2014. In ambito sportivo l’azienda ha sponsorizzato la Sambenedettese Calcio e l’Unione Rugby San Benedetto del Tronto. La sponsorizzazione non è solo visibilità: diventa occasione per progetti educativi e aggregativi rivolti a giovani e comunità.

Sul piano culturale Promarche ha sostenuto il progetto Mario Lupo 100, trilogia espositiva dedicata all’artista locale tra Giulianova, Ancona e San Benedetto del Tronto. In ambito ambientale e formativo ha collaborato con Legambiente Lu Cucale al progetto Dal seme al piatto: agricoltura sostenibile, biodiversità, stagionalità e tutela del territorio, rivolto alle scuole primarie e secondarie di tre ISC cittadini. E il rapporto con il mondo universitario completa il quadro. Promarche, infatti, sostiene progetti con l’Università Politecnica delle Marche e l’Università di Macerata sulle acque reflue, con l’obiettivo di sviluppare una filiera circolare capace di valorizzare i sottoprodotti dell’industria agroalimentare, utilizzandoli sia come fertilizzanti per i terreni sia nella cosmesi. 

Il territorio resta forte anche su una referenza chiave. «Nelle Marche si trasformano oltre il 50% dei piselli surgelati italiani, quasi 25.000 tonnellate di prodotto finito. È il territorio numero uno per questa produzione», sottolinea Rossi.

L’estero è ancora una quota da sviluppare. «Attualmente la quota export è piccola, ma vogliamo farla crescere nei prossimi anni. Guardiamo alle fiere internazionali, dal Plma di Amsterdam e Chicago ad Anuga. L’idea è investire di più sui mercati esteri, dove anche questa fiera dimostra che siamo apprezzati».

La sintesi è un modello di filiera che rende più visibile ciò che spesso resta dietro il surgelato: seme, campi, agronomi, certificazioni, raccolta, trasformazione, sostenibilità e rapporto con la Gdo. Promarche cresce nei numeri, ma soprattutto nel modo in cui vuole essere percepita: non solo produttore, ma partner industriale e territoriale, capace di accompagnare le strategie dei clienti e raccontare il valore agricolo del proprio distretto.   

Argomenti

Citati in questo articolo:
biologico, Coltiva Bio, Horeca, Tuttofood, Università Politecnica delle Marche, Gdo, Promarche, PL, Università di Macerata, Andrea Rossi