15/10/2026
- Approfondimento di comunicazione d'Impresa - Redazione di Largo Consumo
Anniversario

Polenghi, cinquant’anni a spremere futuro

Polenghi, cinquant’anni a spremere futuro

Cinquant’anni con il limone al centro. La storia di Polenghi nasce nel 1976 dall’iniziativa di Giancarlo, affascinato fin da bambino dalle macchine di un’azienda di preparati per bevande che visitava accompagnando il padre. Acquistati alcuni impianti dopo il fallimento di quell’impresa, avvia un percorso che porterà, alla fine degli anni Novanta, al succo di limone biologico senza conservanti. Oggi la realtà piacentina conserva l’impronta familiare, con Marco Polenghi presidente, affiancandole una struttura manageriale e una dimensione internazionale.

Il risultato è un gruppo da 110 milioni di euro di fatturato nel 2025, in crescita del 12% sull’anno precedente e del 50% in cinque anni. Il succo commercializzato equivale a 950 milioni di limoni, con vendite in 92 Paesi e quattro stabilimenti: due italiani, uno belga e uno californiano. «La missione del gruppo è quella di promuovere il consumo del limone», spiega l’amministratore delegato Filippo Scandellari. L’obiettivo è allargare la categoria, facendo spazio a un ingrediente familiare nelle abitudini quotidiane dei consumatori.

Il 90% dei ricavi viene dall’estero: l’Europa vale circa metà del fatturato, l’America il 21%. Con l’acquisizione di Nielsen Citrus, nel 2025, Polenghi ha rafforzato la presenza negli Stati Uniti, investendo oltre due milioni di euro nelle installazioni. La trattativa era partita nel 2023: prima dei dazi, dunque, con l’intento di avvicinare la produzione ai consumatori. La presenza locale facilita anche il rapporto con la distribuzione e consente di affrontare il mercato attraverso una società americana. «Cresce l’attenzione alla naturalità, alla provenienza delle materie prime e alla praticità, mentre si aprono nuove occasioni di consumo», osserva Scandellari.

In Italia, dove resta circa un decimo del giro d’affari, la partita passa anche dalla valorizzazione del confezionato. Secondo le stime aziendali, in Europa la sua penetrazione media raggiunge il 25%, contro oltre il 70% del frutto fresco. Un divario che lascia spazio allo sviluppo della categoria. Il legame con la terra trova espressione in Spinagallo, prodotto biologico per il quale Polenghi segue una filiera integrata: i limoni provengono da campi e aree definiti, vengono lavorati dal partner spremitore in Sicilia e proseguono verso l’imbottigliamento. Un’identità precisa dietro un gesto quotidiano, quello di condire.

La ricerca «Che condimento sei? L’Italia che condisce», realizzata da AstraRicerche per Polenghi, aiuta a leggere come sta cambiando questo gesto. Il 52,4% degli italiani condisce più volte al giorno e per il 77,7% il condimento conta molto o moltissimo nella riuscita di un piatto. La scelta premia la naturalità (41,3%), il gusto intenso (38,5%) e la freschezza (35%). Proprio quest’ultima viene associata al limone dal 47,5% degli intervistati, davanti all’olio extravergine d’oliva, indicato dal 39,6%.

Il gusto resta centrale, ma si accompagna a una crescente attenzione al benessere. Il 56,8% dichiara di avere già ridotto il consumo di sale o di cercare di farlo; un altro 27,5% afferma di averci pensato. Fra chi ha già cambiato abitudini o sta provando a farlo, il 48,8% utilizza spezie, il 46,7% erbe aromatiche e il 25,8% succo di limone, fresco o confezionato. Il limone trova quindi un ruolo concreto nella possibilità di insaporire i piatti accompagnando la riduzione del sale. Nel materiale viene ricordata la raccomandazione dell’OMS di non superare i cinque grammi giornalieri: un consumo eccessivo è associato all’aumento della pressione arteriosa e del rischio di patologie cardiovascolari correlate.

Per la categoria si apre così una lettura che affianca alla praticità una maggiore attenzione alle scelte alimentari. Nel succo confezionato, l’origine italiana è un criterio d’acquisto per l’85,9% degli intervistati, il succo puro senza acqua aggiunta per l’82,9% e l’assenza di conservanti per l’82,3%. Il consumatore cerca rassicurazioni sulla provenienza e sulla composizione, ma è anche disposto a sperimentare: il 75,8% prova nuovi abbinamenti con i condimenti e il 47,8% lo fa sui piatti della tradizione. Indicazioni che suggeriscono di valorizzare il prodotto spiegandone caratteristiche e possibilità d’impiego.

La qualità deve però reggere alla prova del laboratorio. Durante la visita allo stabilimento, il rigore emerge nella successione dei controlli: prima i campioni dei fornitori, poi le materie prime in ingresso, infine le formulazioni. Alle analisi chimiche si affiancano valutazioni di colore, odore, sapore e contenuto di polpa. Per i succhi biologici o senza conservanti la temperatura allo scarico non deve superare i 6 °C; ogni lotto ricevuto viene campionato per le verifiche microbiologiche. Trenta-quaranta analisi al giorno accompagnano la produzione: la variabilità naturale del frutto va governata per mantenere costante il prodotto.

 

Per Marco Polenghi, l’innovazione nasce anche dalla responsabilità di raccogliere il testimone del padre. Entrare nell’impresa di famiglia significa conoscere una storia dall’interno, ma anche imparare a guardarla con occhi diversi, portando competenze e mettendo in discussione abitudini consolidate. L’apertura a manager, collaboratori e partner sostiene questo percorso, mentre la dimensione internazionale permette di condividere esperienze e tecnologie fra le realtà del gruppo. Il campo di intervento abbraccia tutta la filiera: «Miglioramento della qualità del prodotto, miglioramento del packaging, miglioramento delle tecnologie produttive e di conservazione del prodotto, miglioramento dell’agricoltura».