- Approfondimento di comunicazione d'Impresa - Viviana Persiani
Pasta Armando accelera tra filiera, export e foodservice
De Matteis Agroalimentare è uno dei principali produttori italiani di pasta di grano duro. Il gruppo, nato nel 1993 in Irpinia, opera con ciclo produttivo integrato, molino e pastificio a Flumeri, ed è presente sul mercato con Pasta Armando, marchio premium caratterizzato da grano 100% italiano, filiera controllata, trafilatura al bronzo e Metodo zero residui di pesticidi e glifosato.
Alla manifestazione milanese di Tuttofood, Fabrizio Nucifora, Brand Sales & Marketing Director di Pasta Armando, marchio di De Matteis Agroalimentare, ha fatto il punto su scenario dei costi, crescita di Pasta Armando, mercati esteri, prodotti di accompagnamento, sostenibilità della filiera agricola e sviluppo del canale foodservice.
«Purtroppo, stiamo già vedendo un aumento dei costi dei fattori produttivi, sia sulla logistica sia sulla plastica. La plastica, come sapete, è un materiale di confezionamento importante per il packaging della pasta. Negli ultimi 60 giorni questi due fattori hanno visto costi in aumento».
Il tema dei costi torna quindi a pesare sulla catena del valore. «I fornitori iniziano ad accelerare sulla richiesta di adeguamento dei listini. È un fattore di preoccupazione, perché destabilizza nuovamente una catena del valore che già l'anno scorso era stata messa sotto pressione dai dazi, un fattore totalmente esogeno alla dinamica nazionale».
La dinamica, secondo Nucifora, non riguarda un singolo operatore. «I produttori e i trasformatori manifatturieri subiscono questa situazione senza poter fare molto per arginarla, perché è fuori dal nostro controllo. Potrebbe condizionare l'andamento dell'anno nelle dinamiche di tensione o di dialogo commerciale all'interno della filiera».
A questo si aggiunge il tema del grano duro. «Dalle condizioni di grande pioggia ci aspettiamo quantità adeguate dal punto di vista del raccolto. Però, normalmente, quando piove molto il livello proteico del grano si abbassa. Pasta Armando dichiara il 14,5% di proteine e, nel processo di pastificazione, si perde più o meno un punto proteico. Noi processiamo grano al 15-15,5% e ci aspettiamo che questo grano di alta fascia sia meno reperibile quest'anno», spiega.
Il rischio, dunque, è una nuova tensione sui prezzi. «I prezzi del grano alto proteico potrebbero aumentare, con un ulteriore elemento di tensione da qui a qualche mese. Gli elementi di preoccupazione sul piano dei costi ci sono e non impattano un solo pastificio, ma tutta l'industria. Intorno a luglio qualcuno dovrà iniziare a tirare le somme, quando arriverà il nuovo raccolto», aggiunge.
Dentro questo scenario, Pasta Armando sta però registrando risultati positivi. «Noi stiamo andando bene. Nei primi mesi dell'anno registriamo una crescita superiore al 25% in sell out, a volume, nei consumi in Italia. Anche l'export cresce allo stesso ritmo. Dal punto di vista dell'espansione del brand, il 2026 è iniziato con il piede giusto e non possiamo lamentarci», racconta Nucifora.
Il mercato estero resta una leva decisiva. «L'estero sta crescendo in maniera sana. All'inizio dell'anno siamo a più 25% anche fuori dall'Italia, dopo un 2025 chiuso con una crescita superiore al 30%. Ci sono mercati in cui ci stiamo espandendo rapidamente, come quelli dell'Asia Pacific, e questo sarà l'anno dell'ingresso negli Stati Uniti, un mercato che per Pasta Armando è ancora totalmente nuovo.
Abbiamo la nostra filiale in New Jersey, i nostri depositi e un'esperienza importante di importazione della pasta negli Stati Uniti. I consumi di pasta nel mondo crescono, mentre in Italia si riducono anche per un fatto generazionale. Se non ci fossero ostacoli esogeni, la domanda mondiale di pasta sarebbe ancora più forte».
La proposta Armando non si limita alla pasta secca. Come racconta Nucifora, «Armando ha una filosofia premium che portiamo anche nei segmenti adiacenti. Abbiamo una linea di pesti super premium, lavorati a freddo e a chilometro zero, realizzati in Liguria da un fornitore che utilizza una tecnica quasi unica. Raccoglie, abbatte il pesto e, quando va in produzione, è come se lo avesse appena raccolto» Il risultato è una maggiore resa organolettica. «Il prodotto ha una performance notevole: resta molto profumato, più gustoso, più verde e più vivo. Allo stesso modo abbiamo una linea di tre referenze di pomodoro: passata di datterino, datterino giallo e datterino rosso. Anche in questo caso lavoriamo con produttori che hanno una filiera tracciata e integrata, con trasformazioni molto rapide dalla raccolta».
Il posizionamento resta quello del premium. «Le nostre ricette sono con ingredienti 100% italiani. Nel caso del pesto abbiamo Basilico Genovese D.O.P., olio extravergine d’oliva italiano, Grana Padano D.O.P. e Pecorino Romano D.O.P. La nostra etichetta è sempre spostata sulla parte più premium del mercato», sottolinea il manager
I prodotti di accompagnamento rispondono anche a una necessità educativa sui mercati esteri. Per questo il brand lavora su istruzioni e soluzioni pronte. «Facciamo educational con QR code sulle confezioni destinate all'estero, dove spieghiamo come si prepara la pasta. Dall'altra parte non pretendiamo sempre di insegnare una ricetta: offriamo un pesto ready to eat, da aprire e ravvivare direttamente sulla pasta. In 10-12 minuti si ottiene un buon primo piatto. Per noi è normale, ma all'estero, dove molte soluzioni sono pronte in 3-5 minuti, 12 minuti possono sembrare un'eternità».
Il tema della sostenibilità resta centrale nel modello Armando. «La Filiera Armando nasce con un progetto di sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Abbiamo questa filiera da ormai 15 anni, impostata su un protocollo e un disciplinare di coltivazione».
Sul piano economico, il rapporto con gli agricoltori si fonda sulla riduzione del rischio. «Compriamo il loro grano ad un prezzo minimo garantito. Coltivare oggi e raccogliere tra nove mesi significa esporsi a molti rischi. E la premialità è legata anche alla qualità. Gli agricoltori guadagnano di più se il grano ha una soglia proteica di almeno 14,5% e ricevono una premialità per lo zero residui di pesticidi e glifosato. Dal punto di vista ambientale, le pratiche che limitano l'uso di pesticidi e glifosato in determinati momenti della crescita della pianta rispettano il terreno e generano due vantaggi: più valore per ettaro e maggiore resa. Gli agricoltori non solo vendono meglio, vendono di più. Dal punto di vista sociale diamo continuità alle aziende agricole che lavorano con noi, contrastando il rischio di abbandono da parte delle nuove generazioni».
La filiera è in crescita. «Sosteniamo circa 900 aziende agricole e il numero aumenta di anno in anno. Ma la cosa più interessante è che aumentano le superfici coltivate con il nostro protocollo. Mentre in Italia le superfici a grano duro sono diminuite, la nostra filiera è cresciuta in modo importante, perché il meccanismo di remunerazione rende attraente coltivare grano».
Il prodotto porta poi questa promessa a scaffale. «La certificazione zero residui di pesticidi e glifosato viene veicolata all'interno di un pacco in carta. Con orgoglio diciamo che siamo stati i primi a introdurre un pack riciclabile nella carta pur avendo una piccola finestra in plastica. Dopo di noi sono arrivati anche altri produttori e questo ci fa piacere, perché significa che abbiamo innescato un meccanismo virtuoso», dice Nucifora.
Tra le novità commerciali, il focus riguarda il foodservice. «Quest'anno presentiamo un'innovazione di canale: stiamo introducendo il formato da un chilo per il foodservice e l'horeca. Finora su quel canale avevamo giocato la partita con il pacco da mezzo chilo, ma abbiamo ricevuto la richiesta di un prodotto più vicino alle esigenze dello chef».
Il formato, dunque, risponde a una necessità pratica, come risposta a una richiesta del canale.
Sul foodservice pesano anche le partnership. «Abbiamo due grandi filoni. Uno è chef Alessandro Borghese, che ha adottato da tempo la nostra pasta nei suoi ristoranti e, portando in giro il suo programma, è un portabandiera per noi. In più, quest'anno abbiamo chiuso una partnership importante con l'Accademia Italiana Chef», racconta Nucifora.
La formazione diventa un modo per far provare il prodotto. «L'Accademia forma gli chef del futuro e noi siamo fornitori delle scuole. Accanto a questo, lo scorso anno abbiamo fatto corsi di cucina che hanno coinvolto 30.000 persone, che hanno cucinato primi piatti con Pasta Armando. Come sempre, mettiamo in pista partnership di lungo periodo, basate sulla centralità del prodotto e della sua performance», aggiunge.
Il tema, però, non riguarda solo la crescita commerciale. «C'è un grande rischio nel mondo della pasta in Italia, di cui c'è ancora poca consapevolezza. I consumi si riducono per un cambio generazionale. Per la nostra generazione la pasta è parte normale dell’alimentazione, perché ce l'hanno insegnata i genitori, anche come piatto capace di sfamare una famiglia a un prezzo basso. Oggi il ready to eat e il poco ricambio generazionale cambiano lo scenario. Da qui a dieci anni si stima che perderemo 7-8 milioni di consumatori di pasta in Italia. Non possono essere rimpiazzati dai giovani, sempre meno. Bisogna fare in modo che le persone si riaffezionino al consumo di pasta, sappiano cucinarla e capiscano che esistono modalità alternative di interpretare questa categoria, che resta un pilastro del made in Italy», afferma.
La pasta, conclude Nucifora, è anche il centro di un sistema più ampio. «Attorno alla pasta gravitano condimenti, olio, formaggi e altre categorie che hanno poi trovato una loro forza autonoma, ma nascono come accompagnamento alla pasta. Far crollare i consumi di pasta avrebbe un impatto esponenziale, un effetto domino di cui è opportuno prendersi cura».