21/01/2026
- Approfondimento - Viviana Persiani
VISTO A MARCA 2026

Panapesca a Marca 2026, la spinta della private label

Panapesca a Marca 2026, la spinta della private label

Panapesca torna a Marca con l’obiettivo di presidiare con efficacia il segmento della private label e rafforzare il dialogo con la Distribuzione Moderna. A spiegarne le ragioni è Giovanni Sabino, amministratore delegato del Gruppo, che collega la scelta anche a un recente cambio di passo strategico: «Sono entrato in azienda nel 2023 e, a partire dallo scorso anno, ho voluto riprendere la partecipazione di Panapesca a Marca perché la considero una fiera fondamentale per il nostro business.  Siamo presenti a un appuntamento internazionale di riferimento come la Seafood Exhibition di Barcellona, ma Marca resta, per il mercato italiano, la manifestazione che più ci rappresenta».

Per Sabino, il valore sta soprattutto nel confronto con i clienti: «Anche i clienti si aspettano molto da noi, in generale nel corso dell’anno e in particolare in questa occasione, per noi importante per consolidare i rapporti con i nostri partner, soprattutto della grande distribuzione. Sia con il marchio Panapesca che con la marca privata, collaboriamo, infatti, con tutte le principali aziende e Marca è l’opportunità per presentare le novità, confrontarci sui piani per l’anno e anche presidiare e potenziare la nostra visibilità sul mercato».

L’identità dell’azienda, racconta, resta storicamente orientata al fuoricasa, ma la GDO è parte integrante del mix. «Panapesca è un’azienda che storicamente è più orientata al food service. Il 60% del fatturato lo realizziamo proprio con il food service; il 10% sono negozi - abbiamo 25 punti vendita di proprietà a insegna Bottega Marinara e Sfizi e delizie del mare; e il 30% è rappresentato dalla Grande Distribuzione. Dentro quel 30%, la ripartizione è sostanzialmente equilibrata: la marca privata e il marchio Panapesca rappresentano ciascuno, all’incirca, il 50%».

Sul fronte private label, Sabino conferma una copertura ampia: «Con il marchio Panapesca, ad esempio, siamo presenti in Carrefour, Esselunga, Panorama. Anche con la marca privata, siamo presenti  in quasi tutte le insegne». E, parlando di GDO, aggiunge un dato di peso: «Esselunga è il nostro primo cliente».

La presenza industriale combina produzione e trading. «Abbiamo uno stabilimento di produzione in Thailandia dove lavoriamo soprattutto vongole, gamberi argentini, spiedini, molti prodotti venduti in particolare nella grande distribuzione. La struttura di questo stabilimento è in evoluzione: la stiamo trasformando da fabbrica a business unit, sviluppando l’export, non solo verso gli Stati Uniti, dove eravamo presenti storicamente, ma anche verso altri Paesi. E alla Thailandia si affianca un impianto in Marocco, dedicato al polpo».

Accanto agli impianti esteri, l’operatività in Italia è legata soprattutto al confezionamento: «A Massa e Cozzile, presso la nostra sede, facciamo soprattutto confezionamento, il resto è trading: sia produzione sia semplice commercializzazione. La profondità di gamma è davvero ampia: abbiamo ben 1.500 referenze».

Il ritorno a Marca è anche un segnale sul percorso di crescita in GDO. Sabino indica un obiettivo di sviluppo: «Noi abbiamo obiettivi di crescita sia come azienda sia come grande distribuzione, sia con la marca privata che con il marchio di Panapesca».

Il tema dell’innovazione di prodotto, nel racconto, passa anche dal brand. «L’innovazione è parte integrante del marchio Panapesca. Tra le novità portate in fiera, abbiamo presentato quest’anno una linea di sughi che vanno incontro all’esigenza del consumatore sia di avere dei prodotti pronti subito, sia con la porzionabilità, quindi porzioni singole». E anticipa un passaggio successivo: «Poi ci dedicheremo anche a referenze di piatti pronti che saranno sul mercato con il nostro brand. E’ un progetto che abbiamo in serbo per il secondo semestre».

Sulle aspettative del consumatore italiano, Sabino evidenzia alcuni driver che stanno assumendo un peso sempre maggiore nel settore ittico: «Tracciabilità, sostenibilità e certificazioni sono oggi elementi centrali». Un impegno che per l’azienda ha un doppio significato: «Da un lato investiamo concretamente su questi aspetti, dall’altro investiamo molto nella loro comunicazione». In questo senso, Sabino cita in un passaggio recente: «Quest’anno abbiamo presentato il nostro primo report ESG e rafforzato il reparto marketing, proprio per raccontare in modo efficace tutto ciò che stiamo facendo in termini di sostenibilità, tracciabilità e certificazioni. Una scelta necessaria, perché - aggiunge Sabino - oggi è fondamentale argomentare meglio cosa si compra, come si compra e da dove proviene: il consumatore è sempre più informato ed esigente su questi temi».

La sostenibilità, nel suo racconto, include la tutela del mare e un impegno sociale dichiarato. «Da un lato vogliamo sostenere realtà virtuose del nostro territorio, come Dynamo Camp, fondazione che dal 2007 offre gratuitamente programmi di Terapia Ricreativa Dynamo® a bambini e ragazzi con patologie gravi o croniche», spiega. «Dall’altro sentiamo il dovere di restituire valore a uno dei doni più preziosi che la natura ci abbia regalato: il blu dei mari e degli oceani». In questa direzione si inserisce il supporto alle attività di Ogyre per la pulizia dei mari e la raccolta della plastica: «È un tema che abbiamo particolarmente a cuore e su cui vogliamo continuare a investire».

Quanto al portafoglio, Sabino ribadisce che il presidio è ampio: «È tutto sul surgelato: i pesci, le vongole, i gamberi, i calamari, il polpo, tutti i tipi di prodotti ittici».

Sulle vongole entra poi nel merito della qualità e delle differenze di mercato. «Noi abbiamo le vongole Meretrixpescate in Thailandia e lavorate nel nostro impianto in Italia. per tipologia sono molto simili alle nostre vongole veraci».