- Approfondimento di comunicazione d'Impresa - Viviana Persiani
La Molisana cresce tra export, integrale e pack compostabile
A Tuttofood, La Molisana porta in primo piano le linee di sviluppo che stanno accompagnando la crescita del marchio: il rafforzamento sui mercati internazionali, il presidio dell’integrale, l’innovazione di prodotto e il nuovo pack compostabile.
Storico pastificio nato a Campobasso nel 1912, l’azienda ha costruito la propria identità su una filiera integrata, con molino e pastificio affiancati, che le consente di presidiare qualità, materia prima e processo produttivo. Rossella Ferro, Director Marketing di La Molisana Spa, fa il punto sulla presenza in fiera, sulle direttrici di crescita del gruppo e sul posizionamento della nuova pasta proteica ai lupini.
«La partecipazione a Tuttofood rappresenta per noi un appuntamento strategico. Milano, anche per la sua centralità logistica e commerciale, è una piazza particolarmente performante, capace di attrarre un flusso qualificato di buyer nazionali e internazionali. Per La Molisana il mercato italiano resta un presidio fondamentale di consolidamento e relazione, l’estero, invece, rappresenta oggi una leva di sviluppo decisiva. La fiera diventa quindi un luogo privilegiato per rafforzare le relazioni già in essere, ma anche per ascoltare direttamente le evoluzioni della domanda e individuare nuove opportunità di crescita».
Lo sguardo internazionale è una delle chiavi della presenza in fiera. «Oggi il nostro fatturato è sostanzialmente distribuito in modo equilibrato tra Italia ed estero. I mercati su cui stiamo concentrando particolare attenzione sono il Nord America, il Sud America, il Giappone e, più in generale, l’Asia. Guardiamo con interesse anche a Corea e Taiwan, Paesi nei quali la cultura della pasta sta progressivamente crescendo. I volumi sono ancora contenuti rispetto ai mercati più maturi, ma i trend sono interessanti e riteniamo importante presidiare queste aree con un posizionamento coerente e distintivo».
Il mercato domestico, però, resta il biglietto da visita con cui La Molisana si presenta fuori dai confini nazionali. «Il mercato italiano resta il nostro primo mercato. La credibilità internazionale di un brand italiano della pasta passa anche dalla solidità delle performance nel proprio Paese d’origine. Gli ultimi dati Circana relativi al primo quadrimestre sono per noi molto positivi: in un contesto di categoria sostanzialmente stabile, La Molisana registra una crescita a volume dell’8,3%. È un risultato che ci rende orgogliosi, ma soprattutto conferma la solidità del percorso intrapreso e ci incoraggia a consolidare ulteriormente il trend».
La crescita passa anche dal posizionamento competitivo nella pasta secca. «Considerando il dato aggregato tra pasta classica e pasta integrale, oggi La Molisana è il secondo pastificio italiano a volume, dopo il leader di mercato. Nella pasta integrale siamo invece leader in Italia, con una quota a volume del 20,5%, dunque più di un Italiano su 5 acquista il nostro prodotto integrale apprezzandone qualità e gusto».
Alla base, secondo Ferro, c’è il controllo della filiera produttiva. «Crediamo che il presidio dell’intera filiera sia uno dei principali fattori critici di successo. Nel caso dell’integrale, la sfida era superare la vecchia percezione di un prodotto esclusivamente salutistico, talvolta vissuto come penalizzante sul piano del gusto. Abbiamo lavorato per costruire un equilibrio tra benessere, apporto di fibre e piacere organolettico, rendendo l’integrale un prodotto più trasversale, adatto non solo a un consumatore fortemente orientato alla salute, ma anche alle famiglie e a chi cerca una pasta buona, equilibrata e quotidiana».
Il molino accanto al pastificio diventa così parte concreta del racconto industriale. «La presenza del molino accanto al pastificio è un elemento industriale distintivo e concreto. Ci consente un controllo molto puntuale della materia prima e un dialogo continuo tra mugnai e pastai. Se una semola integrale presenta caratteristiche non perfettamente coerenti con il profilo qualitativo che vogliamo ottenere, possiamo intervenire rapidamente sulla formulazione».
La capacità produttiva, aggiunge la manager, è oggi uno dei nodi dello sviluppo. «L’Italia resta un mercato imprescindibile, ma i consumi interni della pasta sono ormai sostanzialmente maturi. Il resto del mondo, al contrario, offre ancora potenzialità enormi. In questa fase, la capacità produttiva è uno dei temi centrali del nostro sviluppo: per questo stiamo lavorando a nuovi investimenti, sia sul fronte molitorio sia sul rafforzamento del pastificio per assecondare una crescita internazionale molto significativa. In molti Paesi si sta sviluppando una maggiore cultura del cibo occidentale e la pasta continua a essere uno dei simboli più riconoscibili del made in Italy».
Tra i messaggi portati a Tuttofood c’è anche l’evoluzione del packaging. «Negli ultimi anni abbiamo ascoltato con grande attenzione i consumatori e monitorato l’evoluzione dei trend. La sostenibilità è diventata un criterio di scelta sempre più rilevante, non solo per le nuove generazioni. Dopo il passaggio al packaging in carta, abbiamo scelto di investire in una confezione completamente compostabile, smaltibile nell’organico. Anche la finestra trasparente, che potrebbe essere percepita come plastica, è in realtà realizzata in pura cellulosa. È un pack compostabile sia in ambito domestico sia industriale, pensato per ridurre l’impatto ambientale senza rinunciare alla funzionalità e alla riconoscibilità del prodotto a scaffale».
Il percorso, racconta, non è stato immediato. «È stata una scelta industriale impegnativa. Abbiamo individuato un produttore italiano titolare di un brevetto interessante, ma ancora in una fase di sviluppo non pienamente consolidata sul piano industriale. Abbiamo deciso di credere in quel progetto e di accompagnarne la crescita. Dopo circa due anni siamo partiti con le paste lunghe, che rappresentano circa il 30% delle nostre vendite, scegliendo un approccio graduale. Successivamente abbiamo esteso il percorso anche alle paste corte, completando così la gamma classica in confezione compostabile».
Il tema ambientale, per La Molisana, viene ricondotto a una coerenza più ampia. «Nella nostra identità c’è da sempre l’idea di offrire qualità al giusto prezzo, con un prodotto che sia coerente anche dal punto di vista ambientale. Se parliamo di benessere, ma poi nei comportamenti industriali non riduciamo il nostro impatto, rischiamo di essere incoerenti. La pasta ha una lista ingredienti essenziale, grano e acqua, ma oggi anche prodotti semplici e quotidiani devono essere ripensati alla luce di una maggiore responsabilità. Per questo il pack compostabile si inserisce in un percorso più ampio, che comprende anche l’utilizzo di energia da fonti rinnovabili e altre azioni interne orientate alla sostenibilità».
Anche il legame con il Molise entra nel racconto di marca. «Il Molise è parte integrante del nostro racconto di marca. È un territorio piccolo, autentico, naturale, con una bassa densità abitativa e una presenza industriale non invasiva. Noi viviamo e produciamo all’interno di questo contesto, e sentiamo la responsabilità di rispettarlo. Non è un posizionamento costruito artificialmente: è una sensibilità che nasce dal luogo in cui siamo radicati».
Sul fronte prodotto, accanto al pack compostabile, resta centrale anche la pasta ai lupini. «Confermiamo la nostra presenza nel mercato dei prodotti proteici, con la pasta ai lupini, che abbiamo lanciato lo scorso anno. È una pasta proteica realizzata con una componente di farina di lupini, un legume dalle caratteristiche interessanti ma oggi poco valorizzato. Abbiamo voluto sviluppare un prodotto innovativo, capace di rispondere a una domanda crescente di alimenti ad alto contenuto proteico, mantenendo però un legame forte con l’esperienza di consumo della pasta».
Il potenziale, per ora, appare più marcato fuori dall’Italia. «In Italia il mercato della pasta proteica è ancora una nicchia, mentre in Nord America sta registrando dinamiche di crescita molto più marcate. Negli Stati Uniti, in particolare, questa categoria intercetta un consumatore disposto a riconoscere valore a prodotti con un profilo nutrizionale diverso, anche perché la pasta tradizionale è stata talvolta penalizzata da una lettura eccessivamente semplificata del tema dei carboidrati. Il lupino, a mio avviso, è una materia prima particolarmente interessante perché consente di arricchire il prodotto senza coprire il gusto della pasta. Rispetto ad altre paste a base di legumi, mantiene un profilo organolettico più vicino alla pasta tradizionale. Inoltre è un legume con un impatto ambientale contenuto e consente di unire più dimensioni: proteine, fibre, sostenibilità e innovazione. In Italia bisognerà capire se il consumatore sarà pronto ad accoglierlo su scala più ampia, perché siamo la patria della pasta e restiamo molto legati al suo sapore originario. Ogni variazione, anche quando è ben equilibrata, viene comunque percepita come qualcosa di diverso rispetto alla pasta tradizionale».