04/06/2026
- Approfondimento di comunicazione d'Impresa - Viviana Persiani
visto a tuttofood 2026

Giaguaro rafforza Vitale in Italia

Giaguaro rafforza Vitale in Italia

Giaguaro S.p.A. è una storica azienda conserviera campana, nata a Sarno nel 1978 da una tradizione familiare avviata negli anni Sessanta. Il gruppo opera nel mondo delle conserve di pomodoro, dei legumi e delle referenze a marchio Vitale, con una presenza internazionale costruita in oltre 60 Paesi e una nuova fase di investimento sul mercato italiano.

A Tuttofood abbiamo incontrato Gianluca Gasponi, Direttore commerciale Italia di Giaguaro S.p.A. che ha raccontato il percorso del brand Vitale, i riconoscimenti ottenuti dalla passata, la pressione della marca del distributore, la strategia di comunicazione e il lavoro industriale su filiera, energia e packaging.

La partecipazione alla manifestazione milanese ha avuto un valore concreto. «Quest’anno è stata particolarmente importante – afferma Gasponi. Non siamo venuti solo per avere i classici contatti che un’azienda cerca in fiera, ma per consolidare la presenza sul mercato con una gamma che ha riscosso successo e consenso. I primi due giorni sono stati particolarmente intensi. Abbiamo portato a Tuttofood gruppi nazionali e centrali della distribuzione che sono venuti a trovarci. Anche questo è stato un ulteriore riscontro positivo».

Il primo punto riguarda la qualità del prodotto. «Alla fine del 2025 il Gambero Rosso ha provato 28 aziende sulla passata classica e ha stilato una classifica: siamo risultati quarti per qualità del prodotto. Questo ci ha onorato, perché prendiamo spunto con umiltà anche dai leader di mercato».

La sfida più delicata riguarda il posizionamento della marca. La lettura non è difensiva, ma ciclica. “Tutti i trend economici hanno cicli. Oggi la marca del distributore vive il suo picco”. Per sostenere il brand, dunque serve un percorso strutturato da contenuti di valore e, soprattutto, lineare e coerente dagli adeguati investimenti. Non c’è dubbio che i riconoscimenti ottenuti negli ultimi mesi ci aiutano a essere ancor più pronti a presidiare lo scaffale».

La dimensione internazionale resta centrale. «La parte estera qui è molto rilevante. Molti clienti internazionali sono venuti a visitarci, anche se l’Italia, però, entra sempre più nel piano di sviluppo. La nostra è un’azienda storica che nel tempo ha consolidato grandi risultati all’estero, ma essendo un’azienda italiana, italianissima, non può non fare altrettanto bene in Italia. La strategia è tracciata. Bisogna essere decisi e dare seguito a un’esecuzione perfetta. Tutto è incentrato sulla serietà: quello che si dice, lo si deve fare. Questo è il mantra che portiamo avanti da sempre».

Il lavoro industriale guarda anche alla sostenibilità. «L’azienda è attenta alla filiera, innanzitutto per tutelare il consumatore. Nel mezzo ci sono l’evoluzione della tecnologia, gli investimenti in nuovi impianti, l’attenzione a packaging rigorosamente green e all’impatto ambientale», spiega. L’industria conserviera è energivora. «Facciamo i conti con quel tipo di risorsa. Non è un caso che l’azienda abbia adottato un processo di cogenerazione dell’energia, per ridurre l’impatto sull’ambiente ed essere più efficiente. La cogenerazione recupera ciò che nel processo tradizionale verrebbe dissipato e lo ripropone come energia così come il calore prodotto durante la trasformazione».  Gli investimenti riguardano anche gli impianti. «Per alcune linee, in particolare per la produzione del brick, packaging più attento all’impatto ambientale, sono stati acquisiti nuovi macchinari che, a parità di tempo, riducono il consumo di energia».

Accanto alla cogenerazione c’è il fotovoltaico. «Da qualche anno abbiamo impianti fotovoltaici. Buona parte dell’energia viene dal sole, visto che siamo esposti al sole. L’obiettivo è avere un impatto ambientale il più possibile contenuto». Anche la digitalizzazione è parte del cambiamento. «L’intelligenza artificiale, per quanto ci riguarda, è forse l’estremizzazione di qualcosa che verrà più avanti. Però l’informatizzazione, gli strumenti per essere più veloci nel catturare i fenomeni, leggere e interpretare i dati, ci mettono nella condizione di essere più attuali e presenti», afferma Gasponi. «Siamo al passo con il cambiamento che caratterizza il mercato. Alcuni passi sono già stati fatti, altri sono in divenire».

La comunicazione resta uno dei pilastri. «Il brand, per essere conosciuto il più possibile, dovrà essere riproposto su strumenti tradizionali. Serve una comunicazione semplice, perché le cose semplici funzionano sempre. L’online, naturalmente, non può mancare». La costruzione del marchio parte dalla leggibilità. «Due anni fa ci siamo chiesti come farlo uscire dallo scaffale. Prima ancora della storia da raccontare c’era una questione grafica. La diagonale non è, infatti, casuale. A parità di larghezza, messo in diagonale il marchio diventa più grande del 25-30%. Accanto alle altre bottiglie di passata, risulta molto più grande. E poi gli abbiamo dato la forma della bandiera, ondulata», spiega.

Il marchio Vitale è già entrato in diverse insegne nazionali, spiega. Il perimetro non si limita al pomodoro. «Quando dico prodotti non intendo solo il mondo del rosso. Facciamo anche legumi, distribuiti sotto il marchio Vitale», precisa.

La sintesi è un’azienda che entra nel mercato italiano con una marca più leggibile, dopo una lunga costruzione internazionale. Vitale punta su riconoscibilità, qualità di prodotto, investimenti industriali e comunicazione lineare. La sfida è trovare spazio in una categoria dominata dalla marca del distributore e già molto affollata. Il marchio Vitale è pronto a presidiare lo scaffale e a diventare un’icona della categoria.