29/01/2026
- Approfondimento - Viviana Persiani
VISTO A MARCA 2026

Fruttagel, cooperativa del mondo vegetale tra bio e innovazione

Fruttagel, cooperativa del mondo vegetale tra bio e innovazione

«Siamo presenti a Marca da oltre 20 anni: è il momento di incontro con i nostri clienti e, a livello nazionale, rappresentano la grande maggioranza del nostro business», spiega Alessandro Balducci, Responsabile Commerciale GDO e Food Service di Fruttagel. Società Cooperativa Agricola nata nel 1994, Fruttagel è composta da cooperative agricole e agro-industriali dell’Emilia-Romagna e del Molise. Nei due stabilimenti di Alfonsine e Larino trasforma prodotti ortofrutticoli appena raccolti in alimenti che preservano le proprietà organolettiche. L’attività è organizzata in business unit dedicate a succhi, nettari e bevande a base frutta, bevande vegetali, derivati del pomodoro e ortaggi surgelati. L’offerta, da produzione integrata o biologica, è rivolta sia al mercato consumer sia al business. Fruttagel è uno dei soci fondatori del Consorzio Almaverde Bio e licenziataria del marchio per le proprie categorie merceologiche, è un partner produttivo per la GDO, con focus su qualità, servizio e innovazione.

La partecipazione alla fiera ha una finalità precisa: consolidare la relazione con la Distribuzione e presentare la proposta di partnership nella logica della private label, insieme ai propri marchi. «Presidiamo quattro diverse categorie merceologiche: verdure surgelate, bevande vegetali, bevande e succhi di frutta, e la filiera del pomodoro. La credibilità acquisita negli ultimi 20 anni fa sì che siamo presenti nella grande maggioranza della distribuzione italiana», spiega Balducci.

Accanto alla private label, Fruttagel porta in primo piano Almaverde Bio. «Fruttagel fa parte del consorzio Almaverde e ha l’esclusiva per produrre e commercializzare Almaverde nelle categorie che presidiamo». Nel consorzio, ogni azienda è esclusivista della propria area merceologica. Il modello consortile poggia su regole rigide che vanno oltre la sola certificazione biologica e su un meccanismo di finanziamento basato sulle vendite. «Gli associati contribuiscono al mantenimento del consorzio pagando una sorta di royalty in funzione di quanto venduto, e con questo budget si finanziano la gestione e la comunicazione sul marchio Almaverde. Negli ultimi vent’anni gli spot e la comunicazione che si sono visti arrivano da questi contributi».

Il contesto di mercato resta sfidante. «Il biologico oggi ha una quota dal 3 al 4%, quindi sicuramente migliorabile. Manca forse da parte del trade l’ambizione di voler crescere in questo contesto».

La strategia di Fruttagel, sul progetto Almaverde, è dichiarata: «Cerchiamo per quanto possibile di rendere democratico l’acquisto del biologico». L’obiettivo è avvicinare il posizionamento del bio a quello del convenzionale, soprattutto nel surgelato: «Proponiamo un prezzo in linea con il leader del convenzionale, per mettere il consumatore nella condizione di scegliere, a parità di prezzo, tra un prodotto Almaverde bio e un prodotto di marca convenzionale».

Per sostenere questa impostazione, Fruttagel lavora sull’efficienza della catena e sul margine per l’insegna. «Abbiamo cercato di condensare i costi e i vari step commerciali. Possiamo dimostrare al trade che, soprattutto nelle verdure surgelate e anche nei succhi e bevande di frutta, questa cosa è fattibile assicurando comunque un margine rilevante e importante». Il limite, aggiunge, è spesso organizzativo: «I buyer in categoria molto spesso non hanno l’autonomia per fare scelte strategiche di questo genere. È sempre più difficile alzare il tiro e il livello e facciamo fatica a interloquire con le grandi direzioni acquisti o commerciali».

Da qui l’idea di un confronto più strutturato. «Se riuscissimo a sederci a un tavolo e spiegare, argomentare, dimostrare come questo progetto si possa mettere a terra, faccio fatica a credere che non venga compreso. Non esiste al mondo che il biologico in Italia debba rappresentare soltanto tre punti». In questa direzione, viene citato anche il ruolo di soggetti terzi capaci di fare da ponte sul tema dei trend e del dialogo con il trade, con l’auspicio di «introdurre livelli un po’ più alti» nelle interlocuzioni.

Un altro punto chiave, per Fruttagel, è l’innovazione messa a terra sulla private label. «Al di là di Almaverde, noi non siamo gerenti di una marca: mettiamo a terra tutta l’innovazione realizzata dalla ricerca e sviluppo per la proposta private label». Nel confronto competitivo, sottolinea che, invece, i player con marca tendono a proteggere in primis il proprio brand: «Quando hanno innovazione, non la mettono a disposizione della private label, tutelano la propria marca. Noi, più di altri, dobbiamo essere visti come un reale partner dell’insegna e come chi è in grado di proporre innovazione».

Nel perimetro bio, viene riportato anche un caso di collaborazione con un’insegna specializzata. «Oltre alla private label biologica e al marchio Almaverde, con EcorNaturaSì c’è un nostro marchio in esclusiva per loro, Orto Campestre». L’esperienza viene letta come indicazione di potenziale: «Il biologico non è un problema, deve essere un’opportunità. Va proposto a un prezzo corretto, in modo credibile, meglio ancora se supportato da una marca come Almaverde Bio».

Sul piano prodotto, le novità presentate si concentrano soprattutto sul surgelato. «Per Almaverde Bio nelle verdure surgelate abbiamo presentato a fine 2025, e stiamo continuando ora, un misto grigliato biologico: in GDO di misti grigliati ce ne sono tanti, ma biologici no. È estremamente qualitativo e coerente con la nostra filosofia, senza oli e grassi aggiunti».

Accanto al bio, Fruttagel lavora su proposte legate all’equilibrio nutrizionale e alla praticità. «Abbiamo presentato dei piatti bilanciati, il giusto equilibrio fra ingredienti, nutrienti e sapori, nella logica di assicurare un'alimentazione corretta, completa e gustosa. È una gamma che declineremo sia nel canale food service per la ristorazione collettiva e commerciale sia nel canale retail nel corso del 2026: non è ancora sul mercato».

Sempre sul fronte della praticità, viene citata una soluzione microondabile in porzione pensata per il consumo quotidiano di verdure. «Sono verdure microondabili nella porzione giusta e corretta: si tengono nel freezer, all’occorrenza si tirano fuori e si mettono nel microonde. Abbiamo voluto declinarle nella giusta composizione e nella giusta grammatura per assicurare il quantitativo corretto di verdure per il consumo quotidiano».

Nel complesso, la presenza a Marca resta per Fruttagel un momento di relazione e di proposta. «È un’occasione di incontro e di pubbliche relazioni, per condividere partnership, progetti e innovazione con i clienti - conclude Balducci».