19/01/2026
- Notizia breve di comunicazione d'Impresa - Viviana Persiani
VISTO A MARCA 2026

Conserve Italia a Marca 2026 difende il valore della filiera 100% italiana

Conserve Italia a Marca 2026 difende il valore della filiera 100% italiana

«L’italianità per noi non è solo un elemento strategico, è la nostra stessa ragion d’essere», dichiara Pier Paolo Rosetti, Direttore Generale di Conserve Italia, il Gruppo cooperativo con sede a San Lazzaro di Savena (BO).

Leader in Italia nella trasformazione alimentare, Conserve Italia associa oltre 14.000 produttori italiani riuniti in 35 cooperative agricole e lavora circa 600.000 tonnellate di frutta, pomodoro e vegetali in 12 stabilimenti produttivi (9 in Italia, 2 in Francia e 1 in Spagna). Il fatturato di Gruppo dell’esercizio 2024-25 è di 1,15 miliardi di euro. Conserve Italia dà lavoro in Italia e all’estero a circa 3.000 persone tra addetti fissi e stagionali e detiene marchi storici del Made in Italy come Cirio, Valfrutta, Yoga, Derby Blue e Jolly Colombani.

A Marca 2026, Conserve Italia rilancia con la Distribuzione moderna un impegno condiviso per la tutela e la promozione del Made in Italy. In un contesto di consumi in difficoltà, tensioni geopolitiche e pressione sui costi produttivi, il Gruppo cooperativo ribadisce il valore di una filiera 100% italiana e l’esigenza di riconoscerne il costo, ridistribuendolo in modo equo lungo la catena.

«Siamo a Marca 2026 per condividere, come partner della distribuzione, i valori della nostra filiera integrata e controllata dal seme al prodotto finito e parliamo di una filiera di 14.000 agricoltori che porta italianità al 100%, qualità controllata lungo tutta la catena e sostenibilità. In questo scenario, accanto a una domanda ancora debole, abbiamo registrato nuovi aumenti dei costi, a partire dalle materie prime agricole, come nel caso del pomodoro e della frutta: per questo a Marca abbiamo ribadito il tema del valore e la necessità di una collaborazione ancora più stretta tra produttori e distributori», continua Rosetti.

«Difendere l’italianità significa anche riconoscerne il costo e ridistribuirlo in modo equo lungo tutta la catena produttiva, evitando la corsa al ribasso dei prezzi che svilisce il lavoro agricolo e industriale, penalizzando oltretutto i prodotti italiani rispetto alla concorrenza di Paesi che non sono tenuti a rispettare le nostre stesse regole, nei trasformati del pomodoro come nei legumi e nei cereali, a partire dal mais dolce».

Una filiera da sempre sostenibile.

«Investiamo sulla sostenibilità da molti anni: il nostro primo report, allora chiamato bilancio sociale, risale a più di vent’anni fa. Da lì è iniziato un percorso di miglioramento continuo del nostro impatto ambientale. Negli ultimi anni abbiamo avviato un piano di investimenti importante che ha già migliorato il nostro profilo in termini di CO2, acqua e consumi energetici, con investimenti anche nella generazione di energia da fonti rinnovabili. Nel 2026 prevediamo di portare a compimento il Piano investimenti da oltre 86 milioni di euro, destinato a innovazione tecnologica e digitalizzazione, con processi produttivi sempre più sostenibili. Inoltre, abbiamo ufficializzato gli Obiettivi di sostenibilità 2025-27 che prevedono la riduzione di oltre 39.000 tonnellate di CO2 e il raggiungimento del 42% di approvvigionamento energetico da fonti rinnovabili».

Qualità, italianità e sostenibilità sono i valori che Conserve Italia condivide con i partner della distribuzione.

Sul fronte dell’innovazione, Conserve Italia presenta novità di prodotto con i propri marchi per presidiare mercati oggi un po’ riflessivi.

«Nella categoria succhi abbiamo introdotto la nuova gamma Yoga Zero 500 ml per competere con prodotti più attenti alla salute, che il consumatore apprezza in questo momento. Rispetto all’ambito vegetali proponiamo i passati di verdura che si affiancano alle zuppe di legumi e completano l’offerta Valfrutta, nostro marchio di riferimento nel mondo dei vegetali. Per quanto riguarda il pomodoro arrivano i nuovi ragù con datterino Cirio da 190 g: abbinano la dolcezza del datterino italiano a ricette diverse, tra cui una novità, il ragù vegetale, che non ha nulla da invidiare ai ragù di carne o di salsiccia. Si tratta di novità pensate per dare ai consumatori nuove risposte e, se richiesto, sono proponibili anche in private label».

E per quanto riguarda altre novità? «Stiamo già pensando ad altri lanci nel corso dell’anno: alcune cose non sono ancora pronte, ma nei prossimi mesi, fino a giugno, porteremo ulteriori novità al mercato».

Nei succhi di frutta, la chiave è la declinazione della categoria in ottica benessere.

«Nei succhi di frutta il consumatore chiede prodotti che facciano bene e per noi è importante declinare la categoria in chiave benessere. Abbiamo la gamma Valfrutta Difesa, così chiamata perché punta a sostenere le difese immunitarie, oppure a portare beneficio all’intestino o alla mente. Parliamo di elementi che integriamo nei succhi per dare un apporto di benessere a un prodotto che negli ultimi anni ha subito una lettura negativa legata allo zucchero. Dunque, abbiamo già sviluppato diverse linee senza zucchero aggiunto e, dopo aver tolto lo zucchero in aggiunta, aggiungiamo funzionalità».

Su pomodoro e vegetali, la risposta passa invece da gusto, praticità e servizio.

«Dobbiamo portare soprattutto un prodotto buono, pratico e di servizio. Sono prodotti da abbinare alla pasta, pronti per essere consumati, che vanno incontro a famiglie più piccole e a ritmi più veloci. Anche i passati di verdura, che si abbinano alle zuppe, sono pronti velocemente: basta metterli in un tegame, scaldarli e aggiungere due crostini. Così come i prodotti pronti al vapore. Sono risposte a esigenze di consumo dove c’è meno tempo per preparare e cucinare».

«Valfrutta, negli ultimi anni, sul tema dei piatti pronti ha aperto una piccola nicchia che sta crescendo: prima la marca non era presente perché c’erano prodotti più basici, oggi c’è un’evoluzione più raffinata. Nel complesso, il mondo dei vegetali è in un trend positivo, pur con prodotti che vanno meglio e altri che soffrono un po’ di più».

Sulla filiera e sul territorio, la posizione del Gruppo resta ancorata a un’impostazione esclusivamente italiana.

«Sì, siamo esclusivamente italiani. In un mondo che ha preso strade diverse, restiamo ancorati alle nostre radici nel territorio, ai nostri agricoltori e alle nostre cooperative. La nostra missione è produrre in Italia e portare l’italianità nel mondo. Questo può penalizzarci rispetto a chi segue politiche diverse, magari con fondi di investimento che comprano in varie parti del mondo, ma la nostra proprietà è fatta di agricoltori raggruppati in 35 cooperative agricole, dall’Emilia-Romagna alla Puglia passando per la Toscana, e dobbiamo valorizzare al meglio il loro prodotto, in Italia e nel mondo, con i marchi che abbiamo in esposizione».

Per la crescita, l’estero resta una leva importante.

«L’estero è ripartito bene nei primi mesi di questo esercizio e resta una leva importante. Stiamo esplorando aree che finora non hanno espresso grandi volumi, ma dove c’è maggiore popolazione e quindi trend demografici diversi. Asia e Sud America, ad esempio, dove ci sono tante comunità italiane, possono rappresentare un’ulteriore opportunità».

Prosegue anche il progetto regionale legato al packaging.

«All’interno dell’italianità, c’è anche la regione. Gli areali di produzione sono Emilia-Romagna, Toscana e Puglia. Quest’anno in Puglia abbiamo fatto anche la polpa da pelato con origine locale, che vendiamo in Italia e all’estero. La Puglia e la Toscana sono aree su cui continuiamo a lavorare anche in chiave di modernità».