- Approfondimento di comunicazione d'Impresa - Viviana Persiani
Con Nieddittas la mitilicoltura diventa filiera
Nieddittas è il marchio della Cooperativa Pescatori Arborea, nata nel 1967 dall’unione di nove pescatori nel Golfo di Oristano. Oggi la realtà sarda presidia mitilicoltura, pesca, lavorazione e distribuzione, con sede a Corru Mannu, centro di depurazione e spedizione ad Arborea, centro ittico a Terralba, oltre 150 persone in organico stabile e più di 200 nei periodi di maggiore attività.
Nel corso di Tuttofood, Silvia Carta, Responsabile dell’ufficio commerciale ittico di Nieddittas, ha raccontato una realtà costruita su territorio, filiera, sicurezza alimentare, certificazioni e capacità di trasformare un prodotto spesso percepito come commodity in una marca riconoscibile.
«Tuttofood è un palcoscenico importante. Per noi è un’occasione per rafforzare le partnership, consolidare i discorsi già avviati con collaboratori e clienti, ma anche per far conoscere il mondo Nieddittas a chi ancora non lo conosce. È un mondo inaspettatamente articolato, complesso, particolare, con una storia emozionale che ci piace raccontare».
Una storia che parte dal legame con la Sardegna. «Il cuore dell’attività è Corru Mannu. È il nostro compendio principale, dove si trova la sede. È una zona umida Ramsar, un’area protetta: della sua salvaguardia, tutela e fauna si occupa la Cooperativa Pescatori Arborea. Nieddittas - in sardo “nerette” - è il marchio della cooperativa», chiarisce.
L’attaccamento al territorio diventa metodo produttivo. «Vogliamo dimostrare che si può fare mitilicoltura in maniera responsabile, etica e certificata, curando il mare e il territorio, ma generando nello stesso tempo un’economia. Una cosa non esclude l’altra, anzi per noi sono perfettamente integrate».
La partecipazione alla fiera arriva in una fase di comunicazione più intensa per il marchio. «Tuttofood accade in un momento particolare, perché abbiamo avviato una campagna informativa articolata sulle testate di settore e anche campagne televisive regionali e nazionali. Il mercato sta cambiando: non cerca più soltanto un prodotto buono e gustoso, ma vuole tracciabilità, sicurezza alimentare, responsabilità, sostenibilità, etica sociale. Il consumatore è attento e noi vogliamo rispondere a questa domanda. E una delle risposte è proprio Nieddittas Natura, la linea delle prime cozze in Italia certificate ASC. Siamo unici in Italia e, nell’ambito della mitilicoltura, la certificazione non è rara a livello mondiale, anche se interessa specie differenti. Entrare in questo percorso è stato articolato, proprio perché non esisteva uno storico preciso a cui fare riferimento per il nostro comparto», osserva Carta.
Per Nieddittas, la certificazione non nasce come operazione esterna al modello aziendale. «La linea Natura è una sintesi dei nostri valori e del nostro sistema ed è il risultato del nostro modo di lavorare. ASC, oggi non è più un’autocertificazione, ma un riconoscimento basato su parametri verificati».
Accanto alla linea Natura, il marchio porta avanti anche Nieddittas Pronte. «È una risposta a un’altra fascia di domanda del mercato. L’abbiamo creata per la cucina professionale, per la Gdo e per il consumatore, perché i ritmi di vita e le esigenze delle persone sono cambiati. Si cerca praticità, senza rinunciare al gusto. Abbiamo provato a offrire servizio senza snaturare la materia prima, né con la pretesa di migliorarla, perché non era possibile migliorarla».
La nuova linea punta a rendere più semplice l’utilizzo della cozza. «Con questa linea offriamo un elemento di servizio, di diversificazione e di elevazione della categoria. Abbiamo polpa, mezzo guscio e con guscio, in formati diversi. Stiamo ancora affinando il pack sulla base delle richieste dei clienti. Abbiamo pensato sia alla versione fresco-refrigerata, con una shelf life tra i 10 e i 13 giorni, sia alla versione surgelata, con una shelf life di 12 mesi», prosegue Carta.
Il fresco resta però il cuore identitario dell’azienda. «Il bivalvo deve rimanere vivo e il liquido intervalvare, cioè quello contenuto tra le valve, deve restare intatto e il prodotto deve mantenere determinate caratteristiche. Per il fresco, al momento della preparazione il mollusco deve presentarsi vivo e vitale con le valve reattive agli stimoli: va sempre verificato al momento della cucina.
Il presidio della filiera è uno degli elementi più distintivi. «La filiera è certificata e interamente presidiata da noi. Ogni passaggio, ogni processo, parte dagli impianti a mare, dai long line dove crescono le cozze. Abbiamo le nostre imbarcazioni e i nostri pescatori, che ogni giorno escono in mare, controllano lo stato di salute del prodotto, ribaltano i filari perché le cozze ricevano luce in modo equilibrato, verificano l’arrivo di predatori e curano il prodotto. Non vanno soltanto a raccoglierlo», spiega Carta.
Il sistema di controllo, inoltre, è particolarmente fitto. «Facciamo circa 6.000 analisi e controlli all’anno, uno ogni due ore, sia sulle acque sia sul mitile. È un numero molto alto, ma risponde alla nostra politica di massima sicurezza alimentare e qualità. Tutto avviene in un mare unico, quello del Golfo di Oristano, con un livello di salinità molto particolare», racconta.
La zona di Capo San Marco viene richiamata come esempio della qualità ambientale del contesto. «Capo San Marco è una zona A: da questo vivaio, che è una zona di stabulazione naturale, il prodotto potrebbe essere inviato dopo la raccolta direttamente al confezionamento e al consumo . Noi però depuriamo comunque, in acqua di mare debatterizzata con raggi UV. Il prodotto arriva al nostro centro, viene reimmerso in acqua di mare debatterizzata, poi passa ai controlli, alla selezione manuale, al confezionamento e all’etichettatura», chiarisce.
Il controllo non è solo interno. «Quando il prodotto arriva al centro di spedizione avviene un’altra fase di verifica: si controllano liquido intervalvare, vitalità, parametri microbiologici, salmonella, escherichia coli. Ci sono analisi ufficiali, analisi interne e laboratori accreditati. È una cosa maniacale, ma deve essere così. È un prodotto delicato e noi dobbiamo essere garanti. Il consumatore deve vedere il marchio e sentirsi tranquillo».
L’etichetta diventa parte della promessa di marca. «La nostra etichetta contiene l’intera tracciabilità: tutta la storia della Nieddittas, dalla sua origine fino all’ultimo momento. Contiene le informazioni richieste, ma cerchiamo di essere ancora più esaustivi quando possiamo».
Il percorso di marca nasce proprio dalla necessità di uscire dall’indistinzione della categoria. «La cozza è sempre stata percepita come commodity. L'etichettatura, riportando dati cogenti e volontari, rappresenta una garanzia di tracciabilità. Da qui la costruzione del marchio, partendo dalla comunicazione. Nel 2011 nasce il marchio Nieddittas. Significa neretta in sardo, richiama il colore nero dei mitili. Volevamo dare identità a un prodotto che aveva già gusto, tracciabilità e responsabilità, ma che doveva essere raccontato. Il consumatore va educato».
Ne è stata fatta di strada e oggi la marca non riguarda solo le cozze. «Con lo stesso brand ci occupiamo anche di pescato fresco di altissima qualità dalla Sardegna. È nato sempre mettendo il cliente al centro. Lavoriamo con acquisti all’origine, collaborazioni e reti di fiducia, con punti di sbarco in Sardegna. Essendo un’isola siamo penalizzati: per mandare pesce nella penisola perdiamo inevitabilmente un giorno di freschezza. Per questo abbiamo scelto di distinguerci lavorando sul pescato non ancora arrivato, anticipando le imbarcazioni. Nell’arco della mattina disponiamo le vendite sulla carta: il pesce deve ancora arrivare o deve arrivare in gran parte. Anche lì abbiamo sistemi di controllo rigorosi, standard qualitativi e massima attenzione. È un ampliamento di gamma e un servizio al cliente», aggiunge Carta.
La presenza resta soprattutto regionale e nazionale, mentre l’estero è un terreno ancora da esplorare. «Per il momento siamo sul mercato regionale e nazionale. Essendo un prodotto fresco, freschissimo, ci sono limitazioni importanti. È comunque un terreno che stiamo vagliando, anche grazie alle nuove linee. Ci stiamo affacciando un passo alla volta», precisa la manager.
La storia dell’allevamento resta uno degli elementi più forti del racconto aziendale. Non ci sentiamo un’azienda arrivata: ci sentiamo ancora una realtà partita dal suo territorio, dal rispetto per la terra, per il mare e per i lavoratori. La sostenibilità si esprime anche attraverso progetti di economia circolare. Nel compendio di Corru Mannu esiste un allevamento di orate ed è stato il nostro primo progetto di economia circolare, in tempi non sospetti. Le orate si nutrono degli scarti delle cozze che vengono portati nell’allevamento. Non parliamo solo di smaltimento, ma di riutilizzo, di riduzione degli scarti, dei rifiuti».
Anche i gusci entrano nei progetti di recupero. «I gusci delle cozze hanno un contenuto importante di carbonato di calcio. Da lì sono nati progetti di riutilizzo, anche con il coinvolgimento dell’Università di Cagliari, architettura e ingegneria, per applicazioni e arredi urbani. Sono tutte iniziative che discendono dalla stessa idea: ciò che viene dalla filiera può generare nuovo valore».
Il valore territoriale è anche occupazionale. «Abbiamo 150 persone e superiamo le 200 nei periodi di maggiore attività. Per l’economia territoriale è un dato importante», osserva Carta. Anche l’organizzazione interna ha una storia particolare. «Il nostro direttore commerciale ha sempre sostenuto che le donne abbiano sensibilità, precisione e altre doti particolarmente preziose in questo lavoro. Poi oggi ci sono anche colleghi uomini, ma quella componente femminile ha rappresentato una parte importante della nostra storia», racconta.
Il racconto di Nieddittas, alla fine, torna al punto di partenza: la cozza come prodotto semplice solo in apparenza. «Chi si avvicina a questo mondo scopre cose difficilmente immaginabili. La cozza viene percepita ancora come un prodotto indistinto, ma dietro c’è una filiera, un territorio, un sistema di controlli, una responsabilità. Per noi il compito è raccontarlo, perché gusto, tracciabilità e sicurezza sono valori che vanno fatti comprendere».