- Approfondimento di comunicazione d'Impresa - Viviana Persiani
Farmo amplia il free from tra pasta, bakery e Usa
Farmo S.p.A. è un’azienda italiana nata nel 2000 e specializzata nello sviluppo di prodotti di alta qualità per consumatori con esigenze alimentari specifiche. Dal senza glutine, il posizionamento si è progressivamente allargato al free from, con un’offerta che comprende pasta, bakery, snack, mix professionali e referenze pensate anche per private label e canale estero.
Nel percorso di Tuttofood abbiamo incontrato Francesca Rognoni, Marketing & Sustainability Director di Farmo, che ha messo a fuoco il momento dell’azienda: consolidamento del marchio in Italia, crescita internazionale, ricerca e sviluppo come motore industriale, nuove ricette a maggiore valore nutrizionale e prodotti pensati per ristorazione, vending e canali professionali.
«Quello che traina l’azienda è la produzione in private label. Il nostro fiore all’occhiello, però, resta la ricerca e sviluppo: sviluppiamo nuovi prodotti in base alle richieste dei clienti, poi possiamo presentare anche col marchio Farmo, con una funzione strategica sul mercato nazionale. Farmo, infatti, viene venduto in Italia, mentre all’estero lavoriamo soprattutto in private label. Adesso stiamo consolidando il team commerciale, proprio per spingere meglio anche il brand».
La chiave dell’espansione, nella lettura di Farmo, non è restare confinati alla sola celiachia. Il senza glutine rimane l’origine del percorso, ma il mercato internazionale guarda a un perimetro più ampio, fatto di ingredienti selezionati, allergeni esclusi e profili nutrizionali più attenti.
«Noi ci siamo sempre mossi nel mercato del free from. La chiave della nostra espansione sta nel fatto che non veniamo percepiti solo come specialisti del senza glutine, ma come un riferimento più ampio nel mondo free from, con un posizionamento orientato al benessere e alla salute»., afferma Rognoni.
Questo vale in modo particolare all’estero. «Il mercato più grande per noi è il Nord America, quindi gli Stati Uniti. Lì non consumano questi prodotti solo i celiaci, ma in generale chi vuole stare bene e mangiare meglio. I nuovi trend arrivano spesso da lì: plant based, uso dei legumi, maggiore attenzione alla sana alimentazione».
Una delle novità presentate a Tuttofood è la nuova pasta in confezione verde, a base di riso integrale e ceci. Il prodotto nasce dall’attività di ricerca interna e dalla necessità di superare i limiti tecnici di alcune paste gluten free più tradizionali.
«Abbiamo l’ambizione di conoscere tutte le possibili materie prime senza glutine e di combinarle per ottenere prodotti buoni anche dal punto di vista organolettico. Fare una pasta di legumi, di ceci o di lenticchie, non è banale, perché normalmente gli impianti di pasta processano semola. Il salto industriale è arrivato anche grazie a un impianto pilota dedicato. Da due anni abbiamo un impianto pilota pasta che ci consente di miscelare tutte le materie prime che vogliamo, per capire se si riescono poi a trasformare in pasta. La nuova ricetta con riso integrale e ceci combina un cereale e un legume, materie prime con caratteristiche diverse, ma il risultato ha un’ottima tenuta».
Il valore della ricetta non è solo tecnico. «Siamo partiti dal profilo nutrizionale, perché con i ceci aggiungiamo componente proteica e fibre a un riso integrale che già porta fibre. Poi ci siamo accorti che la pasta ha gusto neutro, tiene bene in cottura e resiste anche se viene riscaldata il giorno dopo. Un aspetto che apre anche un ragionamento sul servizio, interessante anche per la ristorazione».
La linea verrà inserita nel marchio Farmo senza sostituire la pasta mais e riso. «Manteniamo la linea classica, ma estendiamo la gamma con la confezione verde riso integrale e ceci. Partiamo con due formati, poi valuteremo l’evoluzione».
Accanto alla pasta, Farmo spinge anche sul bakery. Il savoiardo senza glutine, già realizzato in private label, sta diventando una referenza di interesse anche con il marchio Farmo, complice una domanda crescente da parte del professionale.
«Il savoiardo ci sta dando molte soddisfazioni. Lo facevamo già in private label, quasi come servizio per i nostri clienti, ma adesso hanno iniziato a chiederlo in molti. In effetti, non ci sono tanti produttori di savoiardi senza glutine», racconta Rognoni.
Il prodotto intercetta anche un’esigenza molto concreta nella ristorazione. «Funziona nel settore professionale, nei laboratori e nei ristoranti. In qualsiasi ristorante c’è il tiramisù e con un savoiardo senza glutine ben fatto senza che il cliente percepisca una rinuncia sul piano del gusto e della resa».
Un altro fronte riguarda il salato. Farmo sta ampliando la gamma dei crackers e lavora su confezioni monodose, richieste in particolare da ristorazione, hotellerie e vending.
«Stiamo lanciando confezioni monodose dei crackers, sia in versione multipacco sia come singola porzione. Sono molto richieste nella ristorazione, quando arriva il cliente gluten free, ma anche nel canale vending», spiega Rognoni.
La logica è quella della gamma completa. «Avevamo già il monodose dolce, con muffin e prodotti simili, ma mancava il monodose salato. Partiamo dai crackers, poi arriveranno anche i grissini. Nel fuori casa c’è bisogno di soluzioni pratiche, sicure e riconoscibili».
In Italia, il marchio Farmo è distribuito soprattutto nei negozi specializzati, in farmacia e attraverso lo shop online. Nella grande distribuzione la presenza è più selettiva, anche perché molte insegne sviluppano proprie linee private label nel free from. Anche la collocazione a scaffale resta un tema aperto. «Dipende molto dall’insegna. Alcune lavorano per categorie, quindi nella pasta affiancano anche il gluten free. In passato si tendeva a mettere tutto il senza glutine insieme, nell’area salutistica. Oggi, sempre più spesso, ogni categoria ha la propria alternativa».
Il modello per categorie può aiutare il contatto con il consumatore, ma richiede chiarezza. La manager sottolinea infatti come packaging, leggibilità e corretta collocazione siano decisivi per evitare confusione, soprattutto in un comparto dove il cliente deve spesso leggere con attenzione etichette, ingredienti e claim.
Il Nord America resta il mercato più importante per Farmo fuori dall’Italia: «Abbiamo avviato uno stabilimento, prevalentemente per il confezionamento: la pasta viene prodotta in Italia, spedita negli Stati Uniti e confezionata lì, anche per prodotti come il Mac & Cheese. Ora stiamo investendo anche per realizzare un nuovo stabilimento produttivo». Certo, il progetto richiede anche un lavoro sulle materie prime. «Dobbiamo ancora esplorare gli ingredienti. Per i ceci ci sono fornitori in area Canada, mentre su riso e mais valuteremo. La tecnologia sarà italiana e useremo lo stesso tipo di impianto».
La spinta americana nasce da un mercato che, secondo Rognoni, offre spazi ancora poco coperti. «Non ci sono veri produttori di pasta senza glutine negli Stati Uniti. Per noi è un’opportunità importante, anche se il contesto resta segnato da incertezza, dazi e variabili commerciali».
Il legame con l’estero consente a Farmo di intercettare tendenze che spesso arrivano prima nei mercati internazionali. Non tutte, però, sono subito pronte per l’Italia. «La Gdo italiana fa più fatica a inserire novità: è molto legata alla tradizione». Il Mac & Cheese, per esempio, è stato proposto in degustazione a Tuttofood, ma resta un prodotto ancora difficile da portare nel largo consumo italiano. «È troppo nuovo, forse troppo americano. Noi lo abbiamo italianizzato, ma serve tempo. Quando però le persone lo assaggiano, lo apprezzano molto».
La sintesi del percorso Farmo è una crescita costruita su specializzazione tecnica, servizio e capacità di leggere bisogni molto diversi: celiaci, consumatori attenti al benessere, insegne estere, ristorazione, laboratori professionali, farmacie e canali specializzati.
Francesca Rognoni conclude: «Abbiamo visto che il cuore della nostra azienda è il valore aggiunto. I clienti ci seguono perché lanciamo continue innovazioni, importando e interpretando i trend dall’estero e riusciamo a rispondere anche a richieste legate a profili nutrizionali specifici».
Per Farmo, quindi, il free from non è più soltanto una risposta a un vincolo alimentare. Diventa una piattaforma di innovazione, dove gusto, performance tecnica, ingredienti e occasioni d’uso devono procedere insieme. La partita è trasformare questa capacità industriale in maggiore visibilità per il brand, in Italia e sui mercati internazionali.