- Approfondimento - Viviana Persiani
Tetra Pak a Marca 2026, innovazione per l’MDD
Tetra Pak è un gruppo B2B globale che fornisce soluzioni per lavorazione e confezionamento di cibo e bevande. È presente oggi in più di 160 Paesi. Nel 2024 ha registrato vendite nette per 12,820 miliardi di euro e 24.546 dipendenti. È una società privata del Gruppo Tetra Laval, insieme a Sidel e DeLaval e supporta produttori e co-packer. La sua presenza a Marca 2026 come fornitore di packaging ed equipment è, infatti, doverosa, ma con una postura da partner di filiera. Cristina Giglio Tos, Marketing Director di Tetra Pak South Europe, racconta che «Da più di 60 anni intratteniamo con tutti gli attori della filiera una relazione di partnership, collaborazione, sviluppo e scambio di idee. Il sessantesimo anniversario è stato celebrato come “60 anni di futuro”: un modo per ribadire che la collaborazione con i clienti non vale solo “oggi”, ma dà continuità di business grazie a tecnologia, competenze e conoscenza dei trend nel mondo».
Il punto di partenza è il confronto: «Ci aspettiamo uno scambio di idee», perché l’innovazione nasce dall’interscambio con retailer e brand. In una fase di consumi poco dinamici, le richieste ruotano su sostenibilità, competitività e innovazione. «Solo lavorando insieme, con idee nuove, potremo tutti insieme creare valore: valore per i nostri partner, valore per Tetra Pak, ma anche per la comunità in cui lavoriamo».
Sul food, Tetra Recart, già diffusa su pomodoro e legumi, viene proposta come leva per nuove categorie. «Tetra Recart apre le porte a nuove opportunità: su tonno, piatti pronti a base di carne e frutta sciroppata. Ma la novità più evidente è l’ingresso nel pet food, indicato come categoria in forte crescita. Per l’umido di cane e gatto arrivano formati diversi, anche più piccoli per il gatto, con un doppio vantaggio. Da un lato la logistica, grazie all’ottimizzazione di pallet e stoccaggio; dall’altro la praticità: confezione leggera, facile da aprire e, soprattutto, richiudibile, utile quando non si consuma tutto e si ripone in frigorifero, tema che oggi il consumatore vive con attenzione».
Con la crescita della private label, il dialogo con le insegne diventa strutturale. «Intratteniamo questa relazione anche con i retailer, che ormai sono diventati alla stregua di qualsiasi altro brand. Molti lavorano con co-packer e produzioni conto terzi e Tetra Pak si propone come snodo. Noi siamo anche in grado di offrire loro una rete, un network di produttori».
Guardando al 2026, Giglio Tos anticipa due novità. La prima è un pack da un litro per il latte, che sarà poi esteso anche a succhi e bevande vegetali, con una barriera alternativa: «Elimineremo la barriera d’alluminio e la sostituiremo con una barriera protettiva a base carta. L’obiettivo è alzare la quota di materiali rinnovabili dall’attuale70-75% al 90%, mantenendo lo stesso livello di performance e di protezione dell’alimento. La soluzione arriverà “a brevissimo” a scaffale con un partner apripista e poi verrà estesa con un piano di sviluppo su formati e categorie».
Sul riciclo, il messaggio è di continuità. «Le confezioni Tetra Pak sono già oggi riciclabili e riciclate, e grazie a due flussi, carta e polyAl, la componente polimeri-alluminio che dà origine a granuli utilizzati in molti settori, dalla movimentazione merci, al design per interni ed esterni, all’automotive. Nella confezione con la nuova barriera ci sarà ancora più carta e polimeri anche da fonti vegetali. I vantaggi dichiarati sono una maggiore rinnovabilità e una riduzione delle emissioni di CO2 di più del 30%».
La seconda novità è un nuovo pack per yogurt e dessert, sia nel fresco sia nell’ambiente, con lancio in Italia come primo Paese al mondo. «Tetra Pak è già presente nello yogurt da bere, ma punta allo yogurt al cucchiaio con una soluzione in carta: esistono vasetti di carta, ma molti produttori non sono soddisfatti per costi e performance. L’innovazione è collegata anche alla portabilità, per consumi fuori casa e sarà supportata da una comunicazione dedicata quando la soluzione sarà pronta per il lancio, con partner già coinvolto sia per marca sia per private label».
Nel racconto di Giglio Tos il packaging è anche comunicazione: «È un media, utile per storytelling e per creare effetti grafici continui a scaffale, fino a idee di ingaggio, come piccoli giochi per i bambini». L’export resta un capitolo chiave: con consumi interni stagnanti, «l’estero diventa un polmone importante» e si guarda a Europa, Giappone e Sud America, dal pomodoro al vino e alle bevande vegetali.
La normativa europea incide sugli investimenti: Giglio Tos cita i tethered cap come esempio di adeguamenti rapidi e impegnativi, con la necessità di affiancare alla sostenibilità ambientale anche quella economica e sociale.