- Notizia breve - Redazione di Largo Consumo
Olio Evo, prezzi giù e piano 2026-2030
Nel terzo trimestre 2026 il prezzo dell’olio extravergine italiano ha continuato a scendere fino a 4,30-4,90 euro/kg e il differenziale con lo spagnolo si è ridotto a meno di 1 euro, mentre è stato approvato il Piano olivicolo nazionale 2026-2030 con l’obiettivo di produrre il 25% in più.
Nel terzo trimestre del 2026 il mercato dell’olio extravergine d’oliva ha proseguito la propria fase di assestamento. In Italia le quotazioni all’origine dell'extravergine convenzionale hanno rallentato la brusca discesa avviata nei mesi scorsi, con previsioni per il 2027 in leggera crescita. In questo scenario, il differenziale di prezzo rispetto all’omologo spagnolo è adesso inferiore all’euro al chilo.
Nel terzo trimestre 2026 il prezzo dell’olio extravergine italiano ha continuato a diminuire: a ottobre ha oscillato tra 4,30–4,90 euro/kg a seconda della qualità e della categoria merceologica, il 38-46% in meno rispetto agli 8 euro di fine 2025. Di conseguenza, la differenza di prezzo tra l’olio italiano e quello spagnolo si è ridotta, passando dai circa 2,55–3,05 euro/kg di marzo ai 0,40 – 0,60 euro al chilo di ottobre, e anche quella con l’olio tunisino ha raggiunto i soli 0,75 euro/kg. A tenere basse le quotazioni è stata soprattutto la grande quantità di olio in giacenza: secondo il rapporto MASAF-ICQRF, ripreso dalla Regione Puglia, infatti, a fine luglio gli oli complessivamente detenuti in Italia ammontavano a 233.377 tonnellate, il 43,9% in più rispetto al 2025; di queste, le scorte di extravergine di origine italiana, ammontavano a 108.299 tonnellate. Le stime per il 2027, tuttavia, vedono l’olio extravergine italiano stabilizzarsi e recuperare leggermente, con quotazioni previste intorno ai 4,40-4,60 euro al chilo; il prezzo previsto per Spagna, Grecia e Portogallo si stima infatti tra i 3,35 – 3,70 euro al kg.
Con la circolare del 16 luglio 2026, il Ministero dell’Agricoltura ha stabilito che le miscele di olio extravergine e olio vergine non possono essere vendute come extravergine sul mercato italiano, anche se rientrano nei parametri della categoria. Un successivo chiarimento ha però ammesso questa possibilità per l’export e per l’olio confezionato in Italia, purché il prodotto finale rispetti i requisiti. Durante l’estate è stato inoltre adottato il Piano olivicolo italiano 2026-2030. Sul piatto, ancora da approvare, ci sono circa 300 milioni di euro, da allocare tra il 2027 e il 2029, e un obiettivo preciso, produrre il 25% di extravergine in più nel medio-lungo periodo.
Secondo le prime stime, la produzione italiana dovrebbe attestarsi intorno alle 260 mila tonnellate, segnando una flessione di circa il 15% rispetto alle 300 mila tonnellate registrate nell’annata precedente. In controtendenza l’IGP Toscano che quest’anno, secondo le ultime rilevazioni, registrerà un’annata decisamente favorevole: in base alle rilevazioni del Consorzio di tutela della regione, i volumi dovrebbero superare del 35-40% le medie dell’ultimo decennio.
In Spagna, dopo oscillazioni intorno a 3,50 euro al chilo tra agosto e inizio settembre, le ultime rilevazioni di fine ottobre sull’extravergine indicano un prezzo di circa 3,70 euro al chilo per il convenzionale e 4,50 per il biologico. A inizio mese, inoltre, le prime stime ufficiali del Ministero dell’Agricoltura spagnolo hanno indicato per la campagna 2026/27 una produzione di circa 1,6 milioni di tonnellate, il 23% in più rispetto alla precedente, ma restano preliminari: il caldo estivo, soprattutto negli oliveti non irrigui, e l’andamento meteorologico delle prossime settimane potrebbero infatti condizionare le rese.
Resta valido l’accordo tra Unione europea e Stati Uniti che fissa al 15% il tetto dei dazi sulla maggior parte dei prodotti europei importati negli USA. Ad oggi per l’olio d’oliva originario dell’Unione europea, compreso quello italiano, spagnolo, greco e portoghese, il prelievo complessivo è del 10%, dazio ordinario incluso. All’olio proveniente da Turchia e Marocco si applica invece una maggiorazione del 12,5%, in aggiunta alle tasse di importazione ordinarie.
"Dopo la forte oscillazione dei prezzi, che hanno raggiunto picchi record a causa del clima, sembra che stiamo rientrando in una fase di relativa stabilità del mercato al ribasso, accompagnata da un’importante riduzione della distanza di valore tra l’olio italiano e quello spagnolo - commenta Giovanni Quaratesi, Head of Corporate Global Affairs di Certified Origins. Con prezzi medi di mercato sempre più vicini a quelli delle altre origini, e una pressione economica diffusa sui consumatori nel mondo, l’olivicoltura italiana non può affidare la propria competitività e sopravvivenza alla sola leva del prezzo o alla reputazione storica del Paese. Serve quindi uno sforzo coordinato di istituzioni, associazioni e imprese per rendere riconoscibili sui mercati esteri la qualità, la tracciabilità e le denominazioni dell’olio italiano. Il nuovo Piano olivicolo va nella giusta direzione, ma per trasformarne gli obiettivi in crescita duratura sarà necessario sostenere le aziende nella gestione dei costi e nell’adattamento climatico, investendo anche nella tutela del suolo e dell’acqua".