- Approfondimento - Redazione di Largo Consumo
Despar a Marca, la PL tra scouting, innovazione ed export
A Marca, Despar mette al centro la marca del distributore come leva per ampliare l’offerta, intercettare nuovi fornitori e accelerare sul fronte internazionale. A raccontare impostazione, priorità e numeri è Filippo Fabbri, Direttore Generale di Despar Italia.
«Per noi è la fiera più importante a cui partecipiamo in Italia. Essendo un consorzio, è un momento di incontro: abbiamo modo di ritrovare i colleghi delle società, per la parte acquisti e per la parte marketing. E, dal punto di vista dell’MDD, è una modalità per entrare in contatto con fornitori, non tanto i nostri attuali co-packer, ma soprattutto nuovi: in un unico momento riesci a fare tanti primi contatti e poi, se la cosa è interessante, può andare avanti».
«Quest’anno abbiamo anche cambiato la gestione dello stand. Rispetto agli anni passati, abbiamo pensato a una modalità differente: i potenziali fornitori che, manifestano interesse, trovano un QR code, inviano una e-mail e, al termine della fiera, vengono ricontattati da noi. In questo modo non disperdiamo opportunità. Parallelamente, i buyer non restano allo stand in attesa di contatti poco pertinenti: si muovono in modo mirato, non per incontrare i nostri co-packer attuali, che conosciamo già, ma per individuare proposte nuove. È un’impostazione che richiede un’organizzazione di base, ma consente di ampliare il raggio d’azione».
«Dal punto di vista organizzativo la fiera ogni anno migliora, cresce e si rafforza. Anche i contenuti, per esempio, del convegno di apertura sono stati molto interessanti. Il livello è stato tutto molto alto e si percepisce voglia di fare. Un’ulteriore evoluzione potrebbe essere una maggiore aggregazione dei fornitori per reparto o comparto per rendere il percorso ancora più chiaro e fruibile».
«Quest’anno abbiamo coinvolto anche i colleghi dell’internazionale di Spar International interessati alla ricerca di fornitori italiani. E, allo stesso tempo, abbiamo iniziato un processo di export verso i Paesi Spar che sta accelerando: è un volano anche per i produttori locali. I colleghi sono venuti qui per tre giorni: è stato un investimento importante e positivo, perché dà la possibilità ai buyer internazionali di entrare in contatto con i fornitori italiani. Il giorno prima dell’apertura è dedicato ai buyer internazionali: c’è un incontro con le aziende che vogliono fare export, con export manager, e poi nei due giorni di fiera i buyer girano tra le aziende in base ai bisogni. E c’è anche la retail tour: li abbiamo visti passare qui e poi andare a visitare anche negozi, nostri e della concorrenza, nell’area di Bologna».
«Quanto ai comparti su cui stiamo lavorando nella private label, farei focus su due ambiti. Il primo è l’innovazione di prodotto, e quando parlo di innovazione intendo anche entrare in nuovi mercati dove l’MDD non è presente. Per esempio riteniamo che tutto il mondo Asian food sia un mondo con alto potenziale, dove la MDD Despar ancora non c’è e dove abbiamo annunciato una serie di prodotti. E poi c’è un’altra area che sta andando molto bene: il benessere, quindi attenzione al benessere, free from e high protein. Sono segmenti che stanno crescendo tantissimo: anche Circana lo ha mostrato. Su questi mondi siamo presenti e lanceremo più referenze».
«Il secondo ambito è la valorizzazione delle referenze già a scaffale. Dopo un po’ di tempo rifacciamo il packaging e rivediamo anche l’ingredientistica. Se abbiamo sviluppato un prodotto cinque anni fa, in cinque anni cambiano ingredienti ed esigenze del consumatore: bisogna muoversi un po’ come si muove l’industria, da marchio a marca, e come si muove il consumatore».
«Per quanto riguarda la MDD Despar abbiamo chiuso l’anno con una quota di mercato del 24,3%, eravamo al 23,9% e siamo saliti di 0,4 punti, posizionandoci tra le prime cinque insegne a livello nazionale. A volume abbiamo raggiunto il 27%. Quest’anno ci siamo posti l’obiettivo di crescere in termini di fatturato sulla MDD almeno del 4,5% e lo faremo con l’innovazione, con il consolidamento delle linee che abbiamo e con il rafforzamento della linea S-Budget. È una linea che era presente nel Nord da dieci anni e nel 2025 l’abbiamo resa nazionale: oggi in tutta Italia, tutti i soci, hanno questa linea, con circa 250 prodotti entry level che sono la base della nostra piramide assortimentale. Così possiamo dare l’opportunità di scegliere, anche nella stessa tipologia di prodotto, tra basso prezzo, mainstream e premium: poi è il consumatore che decide».
«C’è anche un tema di territorialità: abbiamo iniziato a sviluppare alcuni prodotti MDD solo per alcuni territori, quindi non nazionali, e poi li facciamo diventare nazionali. Il pasticciotto, ad esempio. E poi c’è la vera sfida dell’internazionale: per adesso partiamo con il mondo basico, quindi pasta, olio, passata di pomodoro, i punti di forza della cucina italiana: poi si evolve. Sull’internazionale c’è una grande opportunità, ma c’è un tema di lingue sul pack, di normative ed etichettature: non è banalissimo. Ma ci stiamo organizzando. E ci stiamo anche divertendo: si vede energia, c’è ancora tanto potenziale. La grande sfida rimane sempre la normativa».
«Detto questo, la grande distribuzione sta attraversando una fase sfidante: la marginalità si è ridotta e il confronto con i produttori è costante. Il contesto è stimolante. E poi c’è un tema centrale, che è quello delle risorse umane: le persone. È un aspetto sempre più rilevante, anche alla luce di un turnover significativo e di una crescente attenzione verso modalità di lavoro più flessibili».