Largo Consumo 12/2025 - Notizia breve di comunicazione d'Impresa - Pubblicato on line - Marco Mancinelli
CRAI: obiettivo 50% per la marca del distributore
In occasione della fiera Marca 2026 a Bologna, Roberto Comolli, Direttore Generale di Food 5.0 (società del Gruppo CRAI responsabile della progettazione dei prodotti di marca), ha tracciato un bilancio estremamente positivo per il Gruppo CRAI, delineando una strategia che vede nella marca del distributore il vero motore di innovazione e modernità dell'azienda.
Il 2025 viene descritto da Comolli come un anno di consolidamento e preparazione, una sorta di “rincorsa” necessaria per affrontare le sfide future con rinnovato slancio.
Uno dei pilastri della crescita recente di CRAI è rappresentato dall’incremento della private label, cresciuta di oltre due punti percentuali nell’ultimo anno. Comolli sottolinea che questo successo deriva da un cambio di paradigma strutturale: la creazione di Food 5.0, la società dedicata esclusivamente alla progettazione dei prodotti.
L’approccio di CRAI alla private label è quasi industriale, pur non possedendo stabilimenti fisici: “La nostra struttura è in grado di progettare, quindi, definire le ricette e i flussi, poi, cercare l’azienda in grado di produrre una determinata referenza. Diciamo che è un po’ come essere un’industria senza avere uno stabilimento fisico”. Questo controllo diretto sulla qualità e sulla formulazione permette di differenziarsi nettamente sul mercato.
Il futuro della marca privata in CRAI è guidato dal manifesto CRAI Futura che si pone l’ambizioso obiettivo di raggiungere una quota del 50% per i prodotti a marchio. Attualmente, la media del Gruppo si attesta intorno al 24%-25%, ma esistono modelli distributivi già molto più avanzati. Il formato Tuttigiorni, caratterizzato dall’assenza di volantini e promozioni, ha già raggiunto un'incidenza della private label pari al 45%, con punte del 60% nei punti di vendita sperimentali più piccoli.
Comolli sottolinea che il prodotto non può prescindere dal contesto: “Non basta fare marca privata se, poi, non progetti anche un modello distributivo che ti consenta di venderla al meglio”.
Il 2026 si prospetta come un anno cruciale, durante il quale l’azienda esplorerà territori ancora poco battuti dai competitor.
Infine, Comolli analizza l’evoluzione dei rapporti con l’industria di marca: la crescita esponenziale delle mdd sta spingendo i grandi marchi leader a rivedere le proprie strategie, spronandoli verso una “vera innovazione” o portandoli, in alcuni casi, a proporre loro stessi come fornitori per i marchi privati.
Per il manager, la penetrazione della private label non è soltanto un dato commerciale, ma un indicatore culturale: “La quota della marca privata delle organizzazioni è l’indice di modernità. Più è alta e più la struttura è moderna. Esistono ancora aziende con quote pari al 6%, 5%, 7%. Oggi, l’indice di modernità è la quota della marca privata”.