7/26 - Approfondimento - Paola Piovesana
Assocarta: tissue pilastro competitivo del comparto
Il comparto cartario rappresenta una filiera integrata da oltre 26 miliardi di euro, l'1,2% del PIL nazionale, con oltre 162mila addetti e 15.400 imprese.
A livello europeo, l'Italia si conferma il secondo produttore di carte e cartoni al pari della Svezia e dopo la Germania, il secondo utilizzatore di carta da riciclare e il primo produttore di carte per usi igienico-sanitari, cioè le carte “tissue”.
Un ambito virtuoso con l'89% delle materie prime impiegate da fonti rinnovabili o secondarie, il 99% dell'acqua riciclata, il 91% dell'energia elettrica autoprodotta tramite cogenerazione e il 98% delle fibre vergini certificata da catene di custodia sostenibili, e che vede nel tissue uno dei suoi segmenti più dinamici.

I dati sono emersi all’assemblea di Assocarta di fine giugno: il settore è solido e resiliente ma pressato dai costi energetici e dall’ETS (Emission Trading System) in un contesto di concorrenza europea e globale non equilibrata.
Al suo interno, quello delle carte per usi igienici e sanitari è un segmento storicamente più resiliente e meno esposto ai processi di sostituzione tecnologica, con importanti sbocchi sui mercati esteri (circa 24–25%) grazie a investimenti in efficienza, qualità e sostenibilità e una domanda strutturalmente più stabile, sostenuta da consumi essenziali legati alla popolazione, al turismo e ai servizi, e a maggiori opportunità di differenziazione.
“Nonostante ciò - riferisce Francesco Pasquini, Presidente Gruppo carte per usi igienici e sanitari – le preoccupazioni del comparto tissue sono forti e si concentrano su due macrotemi.
Il primo è certamente quello dell’impennata dei costi di produzione e di distribuzione dovuta alla guerra in Iran e alla crisi dello stretto di Hormuz.
Ai conseguenti improvvisi aumenti registrati sui prezzi del gas, dei trasporti, degli imballaggi e dei prodotti chimici, va inoltre aggiunto anche un livello di picco delle quotazioni della cellulosa a livello internazionale.
La risultante è una pressione fortissima che il comparto delle carte tissue sta subendo.
In questo contesto, sarebbe ancor più importante che a livello europeo si riuscisse a tener conto delle proposte alla riforma dell’ETS che la nostra Assocarta, come altre associazioni di imprese energivore, stanno avanzando per avere un sistema meno vessatorio per le aziende europee e con maggiori obblighi per gli Stati di investire concretamente le risorse derivanti dall’ETS in una transizione energetica seria e che possa garantire anche la continuità industriale nel nostro continente”.
“Il secondo filone di preoccupazione per il comparto è certamente quello legato alla crescente complessità regolatoria, che sta raggiungendo livelli difficilmente sostenibili.
Pensiamo, solo per guardare al presente, agli impatti di regolamenti e direttive come l’EUDR, il PPWR o l’EmpCo, solo per citarne alcuni. Al di là delle normative in sé, è la poca chiarezza sulle interpretazioni delle stesse a generare frustrazione e costi improduttivi per le aziende.
Questa poca chiarezza - conclude Pasquini - fra l’altro genera spesso anche forti tensioni fra i vari anelli della filiera, ad esempio fra manifattura e distribuzione.
Da questo punto di vista, un dialogo sempre più aperto e continuativo fra le associazioni di categoria potrà servire a trovare schemi interpretativi comuni che possano contribuire almeno in parte a ridurre questi inutili attriti tra i diversi operatori della catena del valore”.