12/10/2026
Largo Consumo 9/2026 - Approfondimento - Pubblicato on line - Marco Mancinelli
Consulenza e system integration

Abstract, la sfida del retail è integrare tecnologia e processi

Abstract, la sfida del retail è integrare tecnologia e processi

Crescita organica, investimenti e una forte presenza di supporto nel retail: sono i tre elementi che, oggi, fotografano Abstract, società di consulenza e system integration fondata nel 1997. Nel 2024, la company ha conseguito 86 milioni di euro di fatturato consolidato (raddoppiato in cinque anni), finanziando interamente la sua crescita. Una quota pari al 15% dei ricavi viene destinata a innovazione, ricerca, sviluppo e crescita delle persone. Abstract annovera oltre 700 professionisti interni, 300 consulenti e realizza progetti in oltre 25 Paesi, con 6 sedi in Italia e uffici a Berlino e Dallas. Particolarmente significativa è la copertura raggiunta nel retail: dai siti e-commerce alle installazioni di soluzioni multichannel nei punti vendita. Nel solo biennio 2023-2024, sono stati attivati più di 60 progetti per retailer che gestiscono complessivamente oltre 5.000 store nel mondo.

Quello di Abstract è un ampio ecosistema che integra omnichannel commerce, data intelligence, Ia e cloud, affiancato da soluzioni proprietarie (Abstrid, Koralin, Lucy, Skudra) e da partnership con grandi player tecnologici (SAP, AWS, Google, Oracle, HCL). Guidata dai Co-Ceo Silvia Ronchi e Stefano Reggiani, Abstract vanta più di 80 clienti attivi tra grandi gruppi organizzati nei comparti luxury and fashion, healthcare, retail, pharma e food and beverage.

Competenze e prospettive integrate

Riferendosi alla vision operativa, Ronchi evidenzia così l’approccio end-to-end e la capacità di integrare i processi di Abstract: “La nostra forza è poter seguire il cliente end-to-end, con una visione trasversale e a 360 gradi. Nel retail, ciò significa poter intervenire dal front-end e dall’e-commerce fino all’ordine, dalla pianificazione alla logistica, mettendo insieme competenze e team diversi. È proprio questa capacità di integrare competenze e prospettive diverse che ci consente di accompagnare il cliente lungo i suoi processi, superando una logica a silos e intervenendo in modo trasversale sulle diverse aree dell’organizzazione”.

In merito, Reggiani sottolinea: “La nostra caratteristica è saper parlare sia la lingua dell’It che quella del business. Quando si disegna una soluzione, bisogna entrare nel business e conoscere davvero il processo: solo così si può trasferire a chi implementa il linguaggio e le esigenze dell’utente”. Inoltre, Reggiani pone al centro accompagnamento, adozione e risultato effettivo della soluzione: “Per noi, il rapporto con il cliente non si esaurisce nella realizzazione di un progetto. Ci prendiamo la responsabilità del risultato e, soprattutto, dell’adozione della soluzione: se funziona, ma non viene utilizzata, non possiamo considerarla un successo. Il nostro lavoro non finisce con il go-live, ma quando la soluzione entra concretamente nei processi dell’organizzazione, viene adottata dalle persone e produce il valore atteso. È questo il modo in cui intendiamo la relazione con il cliente: non limitarci a realizzare ciò che ci viene richiesto, ma accompagnarlo fino a rendere la soluzione parte integrante del suo modo di lavorare e, soprattutto, produca valore”.

Il valore concreto dell’Ia

Per quanto riguarda il ricorso all’Ia, un tema quanto mai attuale anche nel comparto distributivo, Ronchi dichiara: “Nel retail, utilizziamo naturalmente l’intelligenza artificiale, ormai parte integrante degli strumenti a disposizione delle imprese. I benefici, però, non sono ancora così evidenti in tutti gli ambiti ed è quindi fondamentale valutarne con attenzione l’effettivo rapporto tra costi e benefici. L’Ia può offrire un contributo importante nella raccolta e nell’elaborazione delle informazioni, aiutando ad anticipare i comportamenti dei consumatori, ma anche a ottimizzare la gestione delle scorte, la pianificazione della produzione e la distribuzione degli articoli tra i diversi punti vendita”.

Poi, Ronchi aggiunge: “Si tratta di uno strumento importante, ma va scelto e applicato caso per caso, in funzione del valore concreto che può generare. È giusto sperimentare, ma, quando si passa all’implementazione, occorre essere molto concreti e pragmatici. Spesso, si parla di Ia quando, in realtà, sarebbe sufficiente ricorrere all’automazione o ripensare alcuni processi. Il punto di partenza resta, quindi, la qualità del dato: comprendere da quali fonti provengono le informazioni, quanto siano affidabili e come vengono raccolte, integrate e gestite”.

A sua volta, Reggiani rimarca: “Il processo è dell’azienda, non è dell’Ia. L’intelligenza artificiale può essere uno strumento molto potente, ma è l’azienda che deve conoscere e governare i propri processi. Se non lo fa, rischia di perdere proprio quella conoscenza che può rappresentare un vantaggio competitivo. L’Ia non può, quindi, diventare una scorciatoia per evitare di comprendere come funziona l’organizzazione: prima, bisogna avere chiari i processi e gli obiettivi, poi, si può decidere come e dove utilizzare la tecnologia per renderli più efficaci”.