01/09/2016
Largo Consumo 09/2016 - pagina 143 - Notizia breve - 1/4 di pagina
 
 
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Villani (Consorzio del San Daniele): "Tutti i cibi, se assunti in misura giusta e varia, non danno alcun rischio per la salute"

I profili nutrizionali decisi anni fa dalla Ue, varati successivamente dalla Gran Bretagna attraverso le cosiddette etichette a semaforo e rimessi recentemente in discussione dalla stessa Ue, distinguono, in modo arbitrario, i cibi buoni dai cattivi in base ai grassi, ai sali e agli zuccheri contenu [...] Leggi tutto

I profili nutrizionali decisi anni fa dalla Ue, varati successivamente dalla Gran Bretagna attraverso le cosiddette etichette a semaforo e rimessi recentemente in discussione dalla stessa Ue, distinguono, in modo arbitrario, i cibi buoni dai cattivi in base ai grassi, ai sali e agli zuccheri contenuti, a prescindere da diete e quantità assunte.

Poiché molti dei prodotti indicati come cattivi sono paradossalmente al centro della dieta mediterranea, così apprezzata nel mondo, perché anziché discutere soltanto di profili nutrizionali non si affronta invece il più ampio problema dell’educazione alimentare in Europa, l’unica vera arma di contrasto a obesità e malattie cardiovascolari?

Risponde Giuseppe Villani, Presidente Consorzio del San Daniele

 

Ritengo che la cosiddetta etichetta ‘a semaforo’ sia stato un provvedimento troppo compiacente verso l’ingiustificato allarmismo alimentare dai contenuti pseudo-salutistici: colpisce infatti alcuni ingredienti (naturali) contenuti nei cibi spesso a favore di altri (chimici). Il fatto che, per esempio, si metta il semaforo rosso su un prodotto come il prosciutto di San Daniele DOP che utilizza esclusivamente il sale marino come unico conservante naturale, è indicativo di come si voglia favorire prodotti con una lunga lista di ingredienti non naturali. Questa contraddizione non sfugge a un consumatore attento nel valutare la ratio di questo provvedimento. Per il San Daniele non parlerei di ghettizzazione, ma di uno ‘scontro’ commerciale che vede da una parte le aziende che vogliono un futuro in quei mercati dove regna il cibo globalizzato, omologato e non salutare; dall’altra parte ci sono i produttori di cibi diversificati che hanno storia, cultura, esprimono la biodiversità e che, per questo motivo, sono molto più attrattivi ed apprezzati dai consumatori di tutto il mondo. In realtà il made in Italy va forte.Anche per noi, nel 2015, l’andamento è in crescita sul 2014, con una quota export pari al 13%. Negli Usa il prodotto sta avanzando a riprova del fatto che il consumatore ci apprezza sempre di più, riconoscendo il San Daniele come sano, oltre che buono, e non ci sono semafori che possano ostacolare questo.

Quando si parla di educazione al consumo, bisogna spiegare che l’alimentazione è un fattore che deve essere valutato in associazione allo stile di vita e alle abitudini sociali dei cittadini. Tutti i cibi, se assunti in misura giusta e varia, non danno alcun rischio per la salute: infatti la vita media e lo sviluppo dei popoli occidentali è in incremento negli ultimi 50 anni e si vive più a lungo e meglio, rispetto ai nostri nonni o genitori. Questo è dovuto in buona parte all’alimentazione diversificata,ma anche allamaggiore igiene e allo stile di vita moderno. Da oltre 20 anni, alla base della comunicazione istituzionale del nostro Consorzio, c’è una particolare attenzione ai valori nutrizionali e ai contenuti salutistici del prosciutto di San Daniele e al ridotto uso del sale nella conservazione che ne fa uno dei prosciutti più dolci e apprezzati sul mercato. Le carni di suino conservate con il sale marino sono da sempre alla base della dieta mediterranea, mi piace sottolineare che il San Daniele ha quasi 2.000 anni di storia.

 
Autore: Salomone Luca
 
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