01/02/2016
Largo Consumo 02/2016 - pagina 111 - Notizia breve - 1/3 di pagina
 
 
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Scordamaglia (Federalimentare): "Si ritiene, a torto, che il Ttip smantellerà l’impianto degli standard comunitari"

Il Ttip, Trattato Transatlantico sul commercio e gli investimenti tra Stati Uniti ed Europa, in dirittura d’arrivo, cambierà la nostra struttura commerciale e produttiva incidendo in modo particolare sull’agroalimentare nazionale. Perché a Expo 2015, nel convegno Agrobusiness e Commercio dedicato al [...] Leggi tutto

Il Ttip, Trattato Transatlantico sul commercio e gli investimenti tra Stati Uniti ed Europa, in dirittura d’arrivo, cambierà la nostra struttura commerciale e produttiva incidendo in modo particolare sull’agroalimentare nazionale.

Perché a Expo 2015, nel convegno Agrobusiness e Commercio dedicato al trattato, non si è sentita la voce dei nostri organismi rappresentativi sia dell’industria alimentare che dell’agricoltura?

Risponde Luigi Scordamaglia, Presidente Federalimentare

 

Il Ttip è un negoziato che ha più opportunità che negatività. Già oggi noi italiani importiamo dagli Usa materie prime agricole per 1 miliardo di euro ed esportiamo alimentari ad alto valore aggiunto per 3,5 miliardi.

Nell’ultimo anno le nostre vendite di food & beverage verso gli States hanno fatto segnare un +23 per cento. Dal lato della domanda c’è un consumo di prodotto ‘supposto’ italiano di 28 miliardi di dollari, il che vuol dire una capacità di assorbimento pari a 8 volte il vero made in Italy. Un vuoto riempito dall’Italian sounding. Se noi italiani non siamo stati ancora in grado di sfruttare, se non in piccola parte, questo potenziale la colpa è anche di barriere daziarie, doganali e regolamentari.

Normalmente si ritiene, a torto, che il Ttip smantellerà l’impianto degli standard comunitari, creando un’invasione di beni non conformi. Ma la Commissione europea non ha mai ricevuto l’istruzione di cambiare le proprie regole in funzione del Trattato. La cattiva informazione è legata al fatto che il testo dell’accordo è stato per lungo tempo segretato, il che ha dato luogo a errate fantasie. 

La Commissione si è resa conto di questo e oggi il negoziato è sempre più accessibile. Dunque si può spiegare finalmente la verità a consumatori e aziende: ossia che non esiste un rischio di colonizzazione. Anzi noi italiani finiremo per esportare molto di più. Oggi, nel mondo alimentare, il principale tema in discussione è la protezione internazionale delle denominazioni. Su questo gli Usa non sono disponibili e sostengono la priorità della registrazione del brand. Dunque se nomi come Parmesan e Parma Ham sono stati registrati per tempo tutto è in regola.

Come se ne esce? Uscirne si può, sapendo soprattutto che, nel diritto americano, è molto radicato il concetto di difesa del consumatore, un fatto che ha portato a class action miliardarie. Dunque, ogni qual volta c’è un’evocazione di italianità che non risponde al vero, con un’attribuzione di origine ingannevole, è
possibile procedere per via giudiziaria. Insomma, ci sono gli spazi per arrivare a un accordo che preveda una forte tutela del consumatore statunitense.

C’è però da chiedersi una cosa: quando noi europei avremo superato tutte le nostre remore, gli americani, che hanno ormai chiuso il Tpp, ossia il partenariato trans Pacifico, saranno ancora interessati al Ttip?

 
Autore: Salomone Luca
 
Tag argomenti: Agricoltura Agroalimentare Alimentare Normativa o Legislazione Prodotti Tipici
 
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Tag citati: Agrobusiness e Commercio Commissione europea Expo 2015 Federalimentare Italian sounding Parma Ham Parmesan Scordamaglia Luigi Tpp Trattato Trattato Transatlantico sul commercio e gli investimenti tra Stati Uniti ed Europa Ttip

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