26/02/2016
Largo Consumo 01/2016 - pagina 95 - Notizia breve - 1/7 di pagina
 
 

Scontro sulle etichette dei territori occupati

È scontro diplomatico tra il governo israeliano e Bruxelles, dopo la pubblicazione, da parte della Commissione europea, delle linee guida relative all’etichettatura dei prodotti importati provenienti dai territori occupati da Israele a partire dal 1967, cioè le alture del Golan, la Striscia di Gaza [...] Leggi tutto

È scontro diplomatico tra il governo israeliano e Bruxelles, dopo la pubblicazione, da parte della Commissione europea, delle linee guida relative all’etichettatura dei prodotti importati provenienti dai territori occupati da Israele a partire dal 1967, cioè le alture del Golan, la Striscia di Gaza e la Cisgiordania compresa l’area di Gerusalemme Est. A sollecitare quella che, in gergo tecnico, viene definita una “nota interpretativa” erano stati, lo scorso aprile, 16 membri dell’Unione: Italia, Francia, Gran Bretagna, Irlanda, Spagna, Portogallo, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Svezia, Finlandia, Danimarca, Austria, Slovenia, Ungheria e Malta. Il documento ricorda anzitutto che la Ue “in linea con il diritto internazionale” non riconosce la sovranità israeliana su quei territori. Di conseguenza anche la definizione di “prodotto in Israele” su beni provenienti da quelle aree è, per la Commissione, “scorretto e fuorviante” nell’ottica comunitaria. Tanto che l’indicazione d’origine risulti obbligatoria o venga riportata sotto forma volontaria, la provenienza dai territori occupati deve essere indicata, secondo il parere europeo, per come sono conosciuti. Pertanto, alimenti provenienti dalla Palestina, non provenienti da insediamenti, devono avere diciture che non inducono in errore circa l’origine geografica. Sono valevoli quelle del tipo “Prodotto dalla Cisgiordania” in quanto di origine palestinese, “Prodotto da Gaza” oppure “Prodotto dalla Palestina”, senza peraltro che l’etichetta assuma il valore di riconoscimento dello Stato palestinese, mentre vengono considerate ingannevoli definizioni “Prodotto dalle Alture del Golan” o “Prodotto dalla Cisgiordania” se si tratta di merci delle rispettive zone sotto controllo israeliano, dato che farebbero riferimento a un ambito geografico più ampio dei confini naturali di Israele, omettendo un’informazione per la Commissione da citare in quanto tale (insediamento israeliano). Per l’Unione europea l’indicazione d’origine è obbligatoria per frutta e verdura fresche, vino, miele, olio d’oliva, uova, pollame, prodotti biologici e cosmetici; volontaria per gli alimentari preconfezionati e la maggior parte dei beni industriali. Dura reazione da parte israeliana, che, condannando un passo definito «eccezionale e discriminatorio», ha sostenuto che l’etichettatura non favorisce alcuno sbocco politico tra Israele e Palestinesi. 

 
Autore: Redazione di Largo Consumo
 
Tag argomenti: Etichettatura Imballaggio
 
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Tag citati: Commissione europea

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