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03/09/2018
Largo Consumo 09-2018 - Notizia breve - pagina 5 - 1/5 di pagina - Salomone Luca
 
 
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Preatoni (Food Quality Project): "Fino a una quindicina di anni fa trovare cibo per chi era afflitto da problemi era un'impresa"

Commenti dei lettori alla riflessione apparsa sulla copertina del 5/2018

Lo studio Food Quality and Preference del Politecnico di Zurigo, condotto su oltre 2.000 persone in cinque Paesi europei, ha confermato come i consumatori pur preferendo gli alimenti “senza qualcosa” (zuccheri, Ogm, glutine, lattosio, olio di palma ecc…), perché considerati automaticamente più sani, non hanno spesso alcuna idea se il togliere un determinato ingrediente abbia un effetto migliore sulla salute.

La preferenza verso gli alimenti “senza qualcosa” potrebbe dunque essere messa in relazione a precise strategie di marketing volte più a colpire la percezione del consumatore che ad informarlo correttamente sulle caratteristiche dell’alimento?

Risponde

Donatella Preatoni, Consulente e Tecnologa alimentare, Fondatrice di P&P-FoodQuality-Project

 

«Il discorso del ‘senza’ è difficile da spiegare con concetti alla portata di tutti. In questa confusione un certo tipo di marketing trova un terreno fertile. Ciò nonostante le imprese stanno facendo un ottimo lavoro proponendo una vasta e diversificata gamma di alimenti per celiaci, diabetici, allergici. Fino a una quindicina di anni fa trovare un cibo per chi era afflitto da particolari problemi era infatti una vera impresa»

Commenti dei lettori alla riflessione apparsa sulla copertina del 5/2018

Lo studio Food Quality and Preference del Politecnico di Zurigo, condotto su oltre 2.000 persone in cinque Paesi europei, ha confermato come i consumatori pur preferendo gli alimenti “senza qualcosa” (zuccheri, Ogm, glutine, lattosio, olio di palma ecc…), perché considerati automaticamente più sani, non hanno spesso alcuna idea se il togliere un determinato ingrediente abbia un effetto migliore sulla salute.

La preferenza verso gli alimenti “senza qualcosa” potrebbe dunque essere messa in relazione a precise strategie di marketing volte più a colpire la percezione del consumatore che ad informarlo correttamente sulle caratteristiche dell’alimento?

Risponde

Donatella Preatoni, Consulente e Tecnologa alimentare, Fondatrice di P&P-FoodQuality-Project

 

Avendo a che fare con numerosi bambini allergici, intolleranti, diabetici mi sono resa conto che il livello informativo delle famiglie nelle quali è presente una patologia legata all’alimentazione è alto. Ciò non toglie che, a livello di massa, molti non abbiano concetti troppo precisi. Nello specifico, sono numerosi i consumatori che scelgono un’alimentazione povera o addirittura priva di glutine perché ritengono che tale sostanza proteica, di per sé, sia dannosa per la salute. Come tecnologa alimentare che lavora nella ristorazione collettiva mi trovo spesso davanti a una richiesta generalizzata di eliminare ciò che contiene glutine. In realtà i medici e in particolare i gastroenterologi, ci dicono che questo componente non ha incidenze negative scientificamente provate su chi non ha una specifica intolleranza. Ma il dibattito è ancora in corso poiché sono emerse una serie di pseudo malattie o disturbi gastrointestinali che non rientrano nella celiachia vera e propria, e sulle quali l’impatto del glutine è ancora da approfondire sul piano scientifico.

La stessa confusione regna sul lattosio, con la convinzione che farne a meno non possa che portare vantaggi in termini di benessere. Ma questa non è una buona scelta in quanto, chi non ha problemi, dovrebbe consumare il latte e i suoi derivati nella loro composizione completa.

Tutte queste osservazioni non vogliono ovviamente dire il contrario: l’individuo sano non deve certo fare una scorpacciata di glutine e lattosio, ma semplicemente alimentarsi in modo variato e completo. Resta il fatto che il discorso del ‘senza’ è difficile da spiegare con concetti alla portata di tutti. E in questo il marketing o, per meglio dire, l’enfatizzazione dell’assenza di particolari componenti, come per esempio il da parte di un certo tipo di marketing, trova un terreno fertile.

Ciò nonostante le imprese stanno facendo un ottimo lavoro, proponendo una vasta e diversificata gamma di alimenti per celiaci, diabetici, allergici. Fino a una quindicina di anni fa trovare un cibo per chi era afflitto da particolari problemi, era una vera impresa che portava comunque a non consumare certi prodotti o, almeno per i diabetici, ad acquistare beni costosi e di qualità sensoriale bassa.

Per esempio, i bambini celiaci erano pallidi e con un aspettomalaticcio, mentre oggi sono sani e floridi, nonostante i genitori debbano comunque spendere cifre “diverse” da qualsiasi altro consumatore.

 
 
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Tag argomenti: Consulenza Alimentare Tracciabilità della Filiera
 
Tag citati: P&P-FoodQuality-Project, Politecnico di Zurigo, Preatoni Donatella

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