01/04/2016
Largo Consumo 04/2016 - pagina 127 - Notizia breve - 1/6 di pagina
 
 
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Pasquino (De Agostini Libri): "La comunicazione aiuta le vendite ma non deve ridursi a una pura proposta di acquisto”

La RAI ha dichiarato (fonte Corriere della Sera) di volere eliminare, ritenendoli diseducativi, i messaggi pubblicitari dai programmi televisivi per bambini. Perché la RAI anziché abolire gli spot non invita invece le famiglie ad educare i propri piccoli ad una visione critica dei messaggi pubblicit [...] Leggi tutto

La RAI ha dichiarato (fonte Corriere della Sera) di volere eliminare, ritenendoli diseducativi, i messaggi pubblicitari dai programmi televisivi per bambini.

Perché la RAI anziché abolire gli spot non invita invece le famiglie ad educare i propri piccoli ad una visione critica dei messaggi pubblicitari?

Risponde Andrea Pasquino, Direttore generale De Agostini Libri – Area Iniziative Speciali

 

Facciamo una premessa. La Rai è un operatore pubblico, che percepisce un canone per finanziare la propria attività. E’ lecito quindi chiedersi se sia giusto che percepisca anche introiti pubblicitari di un certo peso. Ma questo è un argomento più ampio e complesso.

In merito al tema degli “spot” nei programmi per bambini va tenuto presente che esiste già una specifica normativa a tutela dei minori, che pone limiti stringenti nell’affollamento, nel “product placement” ecc. Detto questo, è innegabile che la tv rappresenti ormai solo una parte di una fruizione che è sempre più multimediale, sia nel target bambini che in quello adulto. Il mondo di Internet è certamente meno regolamentato e, del resto, in quel contesto diventa difficile stabilire limiti e obblighi. Se è vero che la legge non rispecchia più fedelmente il panorama dell’entertainment è altrettanto vero che una nuova regolamentazione non è di agevole concezione. Passiamo ai contenuti. La gran parte degli operatori televisivi privati, inclusi quelli per bambini, basano il proprio modello di offerta sulla raccolta dei proventi pubblicitari. Pertanto, se da genitore posso comprendere che lo spot pubblicitario sia inteso come una presenza a volte ingombrante, non va dimenticato che, in assenza della pubblicità, non avremmo la stessa pluralità di offerta. I molti canali tematici, anche per bambini, ne sono un esempio. Come padre, devo dire, sono talvolta più preoccupato della qualità dei contenuti nei palinsesti televisivi accessibili ai bambini (si consideri che spesso i bambini, anche molto piccoli, sono fruitori di programmi trasmessi da reti generaliste o, comunque, non dedicate ai ragazzi), che non dei messaggi veicolati dagli spot pubblicitari. Sta a noi scegliere il canale giusto…

 
Autore: Salomone Luca
 
Tag argomenti: Editoria Infanzia Libri Pubblicità o Advertising Televisione Tempo libero e Intrattenimento
 
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