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03/06/2019
Largo Consumo 05/2019 - Notizia breve - pagina 7 - 1/5 di pagina - Salomone Luca
 
 
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Linhart (Atlante Food of the World): “L’elemento culturale è importante anche nelle scelte alimentari”

Commenti dei lettori alla riflessione apparsa sulla copertina del 2/2019

Nell’Italia di oggi, dove mediamente più del 45% della popolazione è in sovrappeso ed è obeso l’11% delle persone (dati Istat e Policlinico Tor Vergata), ci sono, al riguardo, differenze territoriali assai rilevanti tra il Nord e il Sud del Paese.

Se nel meridione obesità e sovrappeso sono già attualmente più diffusi rispetto al settentrione, e se si prevede che lì prossimamente a soffrirne saranno due persone su tre, è solo per motivi culturali e stili di vita diversi che ciò avviene o anche a causa di una maggiore povertà che induce sempre più le persone all’acquisto e al consumo di cibo cosiddetto “spazzatura”?

Risponde

Natasha Linhart, Amministratore delegato di Atlante Food of theWorld

 

“Certamente l’elemento culturale è importante, anche nelle scelte alimentari, dove per culturale intendo conoscenza vera delle cose. Dobbiamo tutti diffondere la cultura alimentare a cominciare dall’infanzia: nelle scuole, in ambito familiare, da parte dei medici di base, ma anche nei supermercati e sulle etichette dei prodotti. È un compito difficile perché i cibi ricchi e grassi, e quindi calorici, piacciono molto”

Commenti dei lettori alla riflessione apparsa sulla copertina del 2/2019

Nell’Italia di oggi, dove mediamente più del 45% della popolazione è in sovrappeso ed è obeso l’11% delle persone (dati Istat e Policlinico Tor Vergata), ci sono, al riguardo, differenze territoriali assai rilevanti tra il Nord e il Sud del Paese.

Se nel meridione obesità e sovrappeso sono già attualmente più diffusi rispetto al settentrione, e se si prevede che lì prossimamente a soffrirne saranno due persone su tre, è solo per motivi culturali e stili di vita diversi che ciò avviene o anche a causa di una maggiore povertà che induce sempre più le persone all’acquisto e al consumo di cibo cosiddetto “spazzatura”?

Risponde

Natasha Linhart, Amministratore delegato di Atlante Food of theWorld

 

Il tema del sovrappeso è molto complesso, come d’altra parte è complesso il rapporto che l’uomo ha con il cibo. Nessun’altra specie sulla terra ha il problema dell’obesità. La carestia e la malnutrizione sì, ma non dipendono da un rapporto psicologicamente sbilanciato. Per noi esseri umani il cibo non è solo nutrimento, ma è anche condivisione, gratificazione e consolazione. E tutto questo va bene, a patto che non ci siano esagerazioni.

Le aziende possono fare la propria parte, innanzitutto non immettendo sul mercato cibi malsani, eccessivamente salati, dolci o con ingredienti potenzialmente dannosi. E, se si producono prodotti golosi, si possono sempre ridurre le porzioni. Le campagne pubblicitarie/social, inoltre, dovrebbero incoraggiare stili di vita attivi.

Certamente l’elemento culturale è importante, anche nelle scelte alimentari, dove per culturale intendo conoscenza vera delle cose. Dobbiamo tutti diffondere la cultura alimentare a cominciare dall’infanzia: nelle scuole, in ambito familiare, da parte dei medici di base, ma anche nei supermercati e sulle etichette dei prodotti. È un compito difficile perché i cibi ricchi e grassi, e quindi calorici, piacciono molto. Dando a un bambino la scelta tra una carota o un gelato, è logico che questi non sceglierà la prima. E allora? Allora dobbiamo e, possiamo, rendere la carota più allettante.

Se la missione delle aziende produttrici fosse quella di fare impresa, ovvero crescita e profitto, proponendo solo prodotti sani, certamente avremmo meno problemi. Ma il problema è che la proposta sugli scaffali dei nostri supermercati è abbondante e irresistibile e quindi tutti noi mangiamo troppo e di conseguenza, il nostro sistema economico si trova di fronte a una responsabilità civile importante.

Se prendiamo in considerazione interventi dall’alto, come l’etichetta a semaforo inglese o il nutriscore francese, ci rendiamo conto che essi possono essere fuorvianti. Un prodotto con molte calorie e con tanti grassi, come il burro, non è necessariamente malsano. Basta non esagerare. Al contrario un prodotto senza sale, senza zucchero, senza grassi e con poche calorie, come una bevanda energetica light, è sicuramente meno salutare. Un pezzetto di cioccolata dà energia e fa piacere, un piatto di pasta è una soluzione buona, energetica, semplice e poco costosa. Dunque il problema vero è più che altro, come ho detto, nelle quantità e per questo, a mio parere, dobbiamo tutti lavorare sulla consapevolezza delle persone e in questo ambito le aziende possono dare un contributo enorme.

Credo che in Italia, a livello pubblico, si sia fatto parecchio: le campagne di educazione alimentare ci sono, ma come sempre si può fare di più. E questo è vero specialmente per i bambini, che ormai praticano pochissima attività fisica. Negli anni Cinquanta, per esempio, c’erano molte occasioni di attività all’aperto: si andava a scuola a piedi e si giocava fuori. Oggi, invece, qualsiasi ragazzino, tra tv, pc e cellulare, trascorre più di 2 ore al giorno davanti a uno schermo (circa il 40% dei bambini in età fra gli 8 e 9 anni) e ciò contribuisce al consumo eccessivo di merende e bevande zuccherate. A questo punto tutto funziona ancora se quel bambino alterna alla sedentarietà lo sport, ma se questo non avviene il problema può diventare molto grave.

Sono anche cambiati gli stili: in Italia il consumo di generi di base, come la pasta, ha in parte ceduto il passo a una varietà di altri alimenti, che sono spesso ‘processati’ industrialmente e che contengono più grassi. Inoltre, si va sempre di più verso una popolazione urbana che ha facile accesso ad alimenti pronti, sia al supermercato, sia nei locali. Il fatto di non cucinare il cibo che mangiamo ci rende abbastanza ignoranti su quello che veramente mettiamo nel nostro piatto.

Ricordo quando l’anno scorso noi di Atlante abbiamo attivato un programma per ridurre lo zucchero nelle bevande vegetali, come il latte di soia, mandorla e riso. Vedendo gli ingredienti per un litro di prodotto sul tavolo del laboratorio sono rimasta scioccata. Sull’etichetta venivano indicati 12 g di zucchero per 100 ml, un dato che, scritto, non fa effetto, ma visto si concretizza di fatto in un bicchiere di zucchero, un fatto che mette per tutti dietro l’angolo il rischio di diabete.

Noi stiamo lavorando attivamente su vari fronti per ridurre la quantità di zucchero sia nelle bevande, sia negli yogurt. È un progetto che prevede una riduzione graduale, per abituare piano piano le persone al nuovo sapore.

 
 
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Tag argomenti: Cibi Etnici Alimenti Funzionali, Dietetici e Probiotici Agroalimentare Cioccolato e Cacao Lattiero-caseari Snack e Fuori pasto Dolciari Birra Bibite e soft drink Conserve vegetali Condimenti e salse pronte Sughi pronti Marca commerciale o Private Label
 
Tag citati: Atlante Food of the World, Corbari Gianpietro , Istat, Linhart Natasha, Marklab, Pac 2000A-Conad, Pam Panorama, Policlinico Tor Vergata, Rossi Massimiliano, Sansone Marcello, Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale

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