29/06/2015
Largo Consumo 04/2015 - pagina 76 - Notizia breve - 1/5 di pagina
 
 

La crisi epocale del childrenswear

Attraversano una stagione critica le vendite di moda infantile in Italia. A evidenziare il disagio del settore è un sondaggio di Fashion condotto con la collaborazione di una quarantina di multimarca al top sparsi sul territorio della Penisola. La crisi mostra insomma di colpire, e pesantemente, anc [...] Leggi tutto

Attraversano una stagione critica le vendite di moda infantile in Italia. A evidenziare il disagio del settore è un sondaggio di Fashion condotto con la collaborazione di una quarantina di multimarca al top sparsi sul territorio della Penisola. La crisi mostra insomma di colpire, e pesantemente, anche un segmento dell’abbigliamento tradizionalmente privilegiato tra le voci del budget delle famiglie. Di solito sono infatti i papà i primi a stringere, alle prime avvisaglie di difficoltà, i cordoni della borsa per i propri acquisti; seguono quindi le mamme e, solo da ultimo, i genitori arrivano a tagliare, riducendole all’indispensabile, le spese in vestiario e accessori per i figli: ed è quello che sta appunto accadendo ormai da tempo nel nostro Paese, dopo anni di contrazione delle capacità economiche degli italiani. A questo si aggiunge ora, tuttavia, spiega l’indagine, anche un cambiamento strutturale nell’attitudine all’acquisto del childrenswear: un mutamento che riguarda persino chi non ha di fatto problemi economici. Come si sta infatti verificando anche per il capo per adulto, si constata la tendenza sempre più diffusa a trascurare gli aspetti di qualità del vestire e made in Italy, privilegiando abiti “usa e getta” offerti a condizioni di prezzo vantaggiose nelle tante catene italiane ed estere della fast fashion: una trasformazione epocale che coinvolge persino le cerimonie, finora occasione, specialmente al Sud, di shopping imprescindibili. Nota infatti Angela Frisone, di Baby Dressa di Bari, «Anche per la comunione con la scusa che i bambini poi giocano a calcio, i genitori vestono i maschietti con pantaloncini e maglietta». La situazione fotografata non lascia spazio a facili ottimismi. Il 63% dei negozianti interpellati lamenta vendite inferiori rispetto all’autunno-inverno 2013-2014: alcuni accusano un calo addirittura del 50%. A fronte di questo dato, il 32% dichiara un sell out in linea con quello dell’anno precedente e solo il 5% indica un incremento del giro d’affari. Performance leggermente migliori per quanto riguarda gli accessori, con risposte rispettivamente corrispondenti, in termini percentuali, al 45, al 47 e all’8%. E’ comunque un risultato poco confortevole,in quanto è una merceologia che incide marginalmente sul fatturato dei negozi.

 
Autore: Redazione di Largo Consumo
 
Tag argomenti: Abbigliamento Abbigliamento junior
 
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Tag citati: Bagby Dressa Fashion Frisone Angela

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