27/02/2016
Largo Consumo 01/2016 - pagina 69 - Notizia breve - 2/7 di pagina
 
 

L'astice sul ghiaccio non è maltrattamento

Crostacei esposti vivi su un banco di pescheria sopra un letto di ghiaccio: una “crudeltà” di cui ha dovuto risponderne davanti a un magistrato Antonio Rinaudo, che vende i suoi prodotti in due mercati torinesi con l’accusa di maltrattamento su animali. Sì perché in effetti, secondo la legge, non so [...] Leggi tutto

Crostacei esposti vivi su un banco di pescheria sopra un letto di ghiaccio: una “crudeltà” di cui ha dovuto risponderne davanti a un magistrato Antonio Rinaudo, che vende i suoi prodotti in due mercati torinesi con l’accusa di maltrattamento su animali. Sì perché in effetti, secondo la legge, non solo cani e gatti, ma anche i crostacei hanno il diritto di essere tutelati. Perciò, per evitare le sofferenze di tre astici e due aragoste tenuti in vetrina, anziché in acquario, sul ghiaccio e con le chele legate, una pratica vietata anche se estremamente diffusa, sono intervenuti quattro vigili e un veterinario della Asl, inviati su mandato del giudice che firmato il decreto di citazione in giudizio a seguito della denuncia di una animalista. Il venditore ha così dovuto nominare un legale, l’avvocato Gianluigi Marino, e difendersi dall’accusa di sevizie, con il rischio di una pena da 3 a 18 mesi di reclusione e di dover pagare un’ammenda da 5.000 a 30.000 euro. Lì per lì ha potuto soltanto impedire il sequestro degli animali, destinati comunque a finire cucinati in pentola: un motivo in ogni caso non sufficiente per evitare di vedersi ascritto il reato in questione che rientra tra i delitti contro il sentimento degli animali. Il processo si è poi concluso con l’assoluzione per la “tenuità del fatto”. La disavventura giudiziaria non ha però mancato di destare curiosità, tanto che il pronunciamento è stato poi pubblicato su Diritto penale contemporaneo, una tra le principali riviste on line in ambito legale. Il primo peraltro a stupirsi del fatto di doversi esprimere sulla materia è stato lo stesso giudice, Sergio Favretto, che a nome della terza sezione penale del tribunale ha quindi espresso la sua sentenza, assolvendo il pescivendolo. La sentenza, richiamando le circostanze del caso e l’intervento che ha interessato i 4 agenti di polizia municipale e il veterinario, conclude la valutazione affermando “come non si possa affatto parlare di maltrattamenti voluti a danno degli animali, ma di normali e diffuse tecniche di momentanea conservazione in ghiaccio”, da cui “l’applicazione della non punibilità per tenuità del fatto” e aggiunge: “si può solo convenire su una riproverabilità quasi simbolica”. 

 
Autore: Redazione di Largo Consumo
 
Tag argomenti: Pesce o ittici
 
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Tag citati: Diritto penale contemporaneo Favretto Sergio Marino Gianluigi Rinaudo Antonio

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