01/02/2016
Largo Consumo 02/2016 - pagina 46 - Notizia breve - 1/6 di pagina
 
 

In Kosovo per il bio delle coop italiane

Guarda a Est e in particolare ai Balcani il mondo della cooperazione italiana per lo sviluppo del biologico. Il comparto, che nel nostro Paese, equivale a un business di 2,6 miliardi di euro (dati FederBio ) e che dà occupazione a 220.000 persone, cresciuto nel solo 2014 dell’8% rispetto all’anno pr [...] Leggi tutto

Guarda a Est e in particolare ai Balcani il mondo della cooperazione italiana per lo sviluppo del biologico. Il comparto, che nel nostro Paese, equivale a un business di 2,6 miliardi di euro (dati FederBio) e che dà occupazione a 220.000 persone, cresciuto nel solo 2014 dell’8% rispetto all’anno precedente, fatica in effetti a esprimere le sue potenzialità, gravato com’è in Italia da una serie di pesanti vincoli che vanno dalla difficoltà di trovare terreni con le caratteristiche adatte a una burocrazia complicata anche dai pur necessari sistemi di controllo, tra prescrizioni e possibilità concrete ancorate all’accesso ai contributi pubblici sia nazionali che europei. Tutto ciò con il risultato insomma di far levitare i prezzi e il rischio che si creino le condizioni per due mercati paralleli, uno di alta gamma per chi può permetterselo e l’altro, invece, tradizionale per chi ha meno disponibilità economiche. Di qui la priorità avvertita di incrementare le aree dedicate all’agricoltura biologica e all’allevamento bio, cercando eventualmente spazi anche fuori dai confini nazionali. Premessa per poter leggere il duplice viaggio intrapreso in Kosovo da Rosario Altieri, presidente di Agci, l’Associazione generale delle cooperative italiane, terza componente del movimento cooperativo del Paese insieme a Confcooperative e Legacoop e che dispone di un bene organizzato braccio operativo proprio nell’agroalimentare. A una sua prima visita nel gennaio 2015 nel Paese balcanico ne è seguita una seconda in novembre, motivate dalle segnalazioni pervenute circa le interessanti opportunità e soprattutto disponibilità degli operatori e delle istituzioni locali a progetti comuni. Le aree individuate nel corso di queste trasferte riguardano i comuni di Prizren, Djakovica e Orahovac dove si pensa appunto che vi siano le migliori prospettive di investimento, al punto che la firma sarebbe solo questione di tempo. Si tratterebbe di luoghi, secondo lo stesso Altieri, con ottime potenzialità per produrre agricoltura bio secondo gli standard europei che potrebbe interessare, oltre all’agroalimentare, anche l’allevamento e il caseario. Quello che viene comunque escluso con decisione è che si tratti di un’operazione di delocalizzazione: «Esattamente il contrario – ha dichiarato Altieri in un’intervista a un quotidiano – noi porteremo in Kosovo nuove possibilità di sviluppo per quei territori, portando conoscenze e know how. Dobbiamo aiutare a crescere le economie dei Paesi che premono alle porte dell’Unione europea».

 
Autore: Redazione di Largo Consumo
 
Tag argomenti: Agricoltura Agroalimentare Biologico Cooperazione
 
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