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14/01/2020
Largo Consumo 12/2019 - Notizia breve - pagina 105 - 1/5 di pagina - Redazione di Largo Consumo
 
 

Il più che onorevole salario del capostalla

L’agricoltura attira sempre di più i giovani che ne hanno ben donde, visto che con i normali lavori di ufficio, specie se precari, è oggi difficile ricavare il sufficiente per arrivare a fine mese: una prospettiva che invece non preoccupa un capostalla il cui compenso può arrivare fino ai 3.000 euro netti mensili.

L’agricoltura attira sempre di più i giovani che ne hanno ben donde, visto che con i normali lavori di ufficio, specie se precari, è oggi difficile ricavare il sufficiente per arrivare a fine mese: una prospettiva che invece non preoccupa un capostalla il cui compenso può arrivare fino ai 3.000 euro netti mensili. Per questo sono in tanti a vedere un futuro sui campi: un’attività che consente di prendere in mano le redini del proprio avvenire tornando a uno stile di vita più naturale e oltre tutto guadagnandosi uno stipendio decente. Ad attestare il fenomeno di ritorno alla terra sono i dati della Camera di Commercio di Milano, Monza e Brianza e della Coldiretti che registrano 288 nuove imprese agricole condotte da under35 nate nei primi 6 mesi del 2019. Sono arrivate a oltre 3.000 le imprese giovani nelle campagne lombarde con una crescita dell’1,5% annuo: realtà che si formano acquisendo un’elevata professionalità grazie a cui sono in grado di ottenere risultati di tutto rispetto. 
D’altra parte, gestire una stalla è un impegno tutt’altro che da sottovalutare, come spiega Paolo Faverzani, presidente dell’associazione dei giovani agricoltori Anga Cremona: «La figura del Capo Stalla può essere assimilata a quella di un direttore di azienda. È un lavoro per cui è necessario avere una laurea e una grande esperienza. In certi contesti si trova a gestire migliaia di mucche e dal suo lavoro dipendono fatturati da milioni di euro». Alla formazione di questo tipo di professionalità è stato dedicato un evento nell’ambito delle Fiere Zootecniche di Cremona dal 23 al 26 ottobre scorso: una 24 ore proprio nella giornata inaugurale durante la quale gli operatori in visita alla manifestazione e gli stessi espositori hanno potuto usufruire di una bussola per orientarsi nell’offerta formativa grazie al contatto diretto con le migliori realtà impegnate in quest’ambito.
Il settore agroalimentare ha infatti una grande fame di risorse da occupare, in una situazione in cui è ancora forte il gap tra richiesta e offerta di lavoro. A illustrarla è stato il professor Sebastiano Porretta, presidente della Società italiana di tecnologie alimentari, sulla base di un dato diffuso da FederAlimentare: «Sono 280.000 le unità di cui le aziende della filiera agroalimentare avrebbero bisogno nell’immediato futuro».

 
 
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Tag argomenti: Lavoro, Occupazione Agricoltura
 
Tag citati: Anga Cremona, Camera di Commercio di Milano, Monza e Brianza, Coldiretti, Faverzani Paolo, Federalimentare, Porretta Sebastiano, Società italiana di tecnologie alimentari

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