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03/10/2016
Largo Consumo 10/2016 - Notizia breve - pagina 147 - 1/3 di pagina - Salomone Luca
 
 
Le copertine di Largo Consumo

Iaderosa (Mipaaf ICQRF): “Le fiere non sono un generico strumento promozionale, ma selezionano gruppi sensibili di persone”

In occasione del recente accordo decennale di partnership tra Federalimentare e Fiere di Parma, in merito all’effettuazione delle prossime edizioni della fiera Cibus, il presidente di Federalimentare ha dichiarato, come riportato dal Sole 24 Ore, “non ci importa nulla del Sial di Parigi e dell’Anuga di Colonia: Cibus è l’evento del food made in Italy”

Ma non potrebbe succedere, invece, che siano proprio queste grandi manifestazioni estere a divenire loro stesse, grazie alla notevole capacità organizzativa e al forte richiamo internazionale, i grandi hub del food and beverage italiano nel mondo a scapito della nostra fiera Cibus?

Risponde

Antonio Iaderosa, Dirigente Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari

 

“Occorre incentivare la conoscenza reale dei consumatori del vero prodotto italiano, consentendo un’identificazione immediata attraverso la valutazione delle differenze qualitative. In questo senso le fiere non sono un generico strumento promozionale, ma automaticamente selezionano gruppi sensibili di persone, ai quali è più facile presentare e spiegare le differenze dei prodotti”

In occasione del recente accordo decennale di partnership tra Federalimentare e Fiere di Parma, in merito all’effettuazione delle prossime edizioni della fiera Cibus, il presidente di Federalimentare ha dichiarato, come riportato dal Sole 24 Ore, “non ci importa nulla del Sial di Parigi e dell’Anuga di Colonia: Cibus è l’evento del food made in Italy”

Ma non potrebbe succedere, invece, che siano proprio queste grandi manifestazioni estere a divenire loro stesse, grazie alla notevole capacità organizzativa e al forte richiamo internazionale, i grandi hub del food and beverage italiano nel mondo a scapito della nostra fiera Cibus?

Risponde

Antonio Iaderosa, Dirigente Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari

 

Si ritiene che l’italian sounding sia nato dall’esperienza e dalle conoscenze produttive trasportate come bagaglio culturale e sentimentale di emigranti italiani nelle aree del mondo, che hanno costituito le principali mete storiche di emigrazione dall’Italia e dove le comunità di origine italiana sono più diffuse. Si tratta dell’imitazione di un prodotto, o la denominazione di un marchio, che richiama per associazione un’inesistente “italianità”. Oggi, la comunicazione, diffusa e globalizzante, porta alla ricerca dei prodotti italiani, o che indebitamente li richiamano anche là dove non esiste una tradizione di emigrazione.

Si tratta di progettare e attuare una vera e propria sfida culturale, poiché il cosiddetto “italian sounding” non viola né norme di tutela delle Dop e Igp, né fattispecie penali ingannevoli: non si possono quindi attuare appropriati e doverosi sistemi di repressione.

Si tratta di una pratica commerciale scorretta che si concretizza nella presenza in etichetta, nel packaging e nella complessiva presentazione del prodotto di riferimenti all’italianità tali da indurre il consumatore a ritenere che il prodotto sia di origine italiana. Il tutto a detrimento della reputazione dei prodotti italiani e di una scelta consapevole di acquisto da parte dei consumatori.

Occorre, a mio parere incentivare la conoscenza reale dei consumatori del vero prodotto italiano, consentendo un’identificazione immediata attraverso la valutazione delle differenze qualitative. In questo senso le fiere non sono un generico strumento promozionale, ma automaticamente selezionano gruppi sensibili di persone, ai quali è più facile presentare e spiegare le differenze dei prodotti, facendo sì che diventino casse di risonanza per i consumatori finali alla comprensione della tradizione originale.

La vendita di prodotti di imitazione costituisce un’importante causa di mancato guadagno da parte delle aziende esportatrici italiane, consentendo a imprese locali di avere un vantaggio competitivo immeritato, producendo a prezzi più bassi, con materie prime non eccellenti e collocando il prodotto su fasce di prezzo più alte grazie al richiamo all’Italia o all’italianità. Al produttore che vede aumentato il proprio profitto, si contrappone un consumatore che quindi acquista un prodotto alimentare a prezzo alto e non corrispondente alle sue intenzioni di acquisto. L’inganno dunque è evidente nella sua inconsapevole riduzione della capacità di acquisto. Con lo stesso costo il cliente finale avrebbe in altre parole potuto acquistare realmente ciò che desiderava, ma l’incauto acquisto può anche costituire in alcuni casi una grave minaccia per la salute.

Il Mipaf su questo versante è molto attivo, dunque citiamo un paio di iniziative recenti di un certo peso

In tutto il mondo è rinomata l’italianità, che costituisce un forte richiamo ed un sinonimo di qualità, bontà, stile, gusto, cultura. L’“Italian way of life” passa anche attraverso il cibo e quindi la difesa della cultura produttiva agricola e gastronomica deve costituire un asset strategico della politica. Molteplici sono le azioni portate avanti dal Governo. Cito le iniziative dell’Ispettorato Centrale per la Tutela della Qualità e la Repressione delle Frodi (Icqrf), che, attraverso una struttura ad hoc, ha attivato procedure di “protezione ex officio” dei prodotti IG su tutto il territorio dell’Unione Europea per garantire il blocco della commercializzazione dei prodotti rilevati. Anche attraverso l’accordo tra Mipaaf, Icqrf, Aicig, Federdoc ed e-Bay per la valorizzazione e promozione dei prodotti a Denominazione Registrata, solo durante il primo anno di attività, sono state rilevate oltre 600 casi di violazione con blocco della circolazione di falsi prodotti made in Italy, venduti via web in tutta Europa.

Certamente l’“eredità culturale” di Expo 2015 è, proprio nel caso della cultura del cibo, un impegno per tutti, come indicato nella Carta di Milano, sottoscritta da 1,5 milioni di persone. Tutti i sottoscrittori sono stati sensibilizzati ai temi dell’Esposizione Universale, a partire dalla conoscenza alimentare non solo come nutrimento ma come parte integrante del patrimonio culturale e gastronomico di una nazione, tanto invidiata e imitata nel caso dell’Italia.

 
 
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Tag argomenti: Agroalimentare Alimentare Frodi alimentari Tracciabilità della Filiera
 
Tag citati: Aicig, Carta di Milano , Denominazione Registrata, Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari, Dop, eBay, Esposizione Universale, Expo 2015, Federdoc, Governo, Iaderosa Antonio, Icqrf, Igp, Ispettorato Centrale per la Tutela della Qualità e la Repressione delle Frodi, Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Mipaaf, Mipaf, Unione Europea, “Italian way of life”

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