26/02/2016
Largo Consumo 01/2016 - pagina 85 - Notizia breve - 2/7 di pagina
 
 

IL DNA del pesce per scoprire le frodi

Il DNA per scoprire le frodi a danno dei consumatori che acquistano prodotti ittici, quando pesci pregiati vengono sostituiti con altri di valore inferiore e venduti allo stesso prezzo: un trucchetto in cui cascano regolarmente soprattutto i meno esperti che si avvicinano al banco del pesce fresco e [...] Leggi tutto

Il DNA per scoprire le frodi a danno dei consumatori che acquistano prodotti ittici, quando pesci pregiati vengono sostituiti con altri di valore inferiore e venduti allo stesso prezzo: un trucchetto in cui cascano regolarmente soprattutto i meno esperti che si avvicinano al banco del pesce fresco e che finiscono per comprare della verdesca, anziché del pesce spada, o degli halibut spacciati per sogliole o della brotula barbata al posto della cernia. Se poi il pesce è pulito e sfilettato, l’inganno pressoché impossibile da riconoscere anche da parte degli stessi intenditori. Per evitarlo viene ora in soccorso la biotecnologia con uno strumento in grado di dare le garanzie di una piena inoppugnabile certificazione. È Fish Track, frutto di un progetto dell’Università di Siena, che già dalla denominazione fa capire con quali finalità è stato messo a punto. È destinato a costituire uno standard di controllo delle specie ittiche, smascherando le eventuali frodi che vengono commesse sostituendone appunto quelle di miglior pregio con altre di qualità inferiore. I ricercatori del dipartimento di scienza della vita dell’ateneo senese l’hanno messo a punto in risposta alle sempre più frequenti frodi degli ultimi anni, frutto della globalizzazione dei mercati. In effetti l’allarmante livello di frodi segnalato dai dati riguarda soprattutto i pesci importati già puliti e sfilettati e i prodotti preparati il cui processo di lavorazione impedisce il riconoscimento. L’aumento dell’import è del resto conseguenza della diminuita capacità di autoapprovvigionamento del Paese, secondo Coldiretti passata dal 50 al 30% dal 1990 al 2015. Fish Track, portato avanti in collaborazione con l’Istituto per studio degli ecosistemi (Ise) del Cnr di Firenze, finanziato dalla Regione Toscana e che ha come partner commerciale per la gdo Coop Centro Italia, si basa su una metodologia denominata DNA Barcoding che, implementata negli ultimi anni a livello internazionale, ha permesso di creare una banca dati on line globale in cui ogni specie è collegata alla specifica sequenza genetica, da cui è possibile risalire al pesce cui appartiene come fosse, appunto, un’impronta digitale. L’intenzione dei ricercatori è quella di renderla una procedura standard grazie alla quale, in futuro, dovrebbe essere possibile testare anche alimenti che hanno subito processi di lavorazione più complessi, come la cottura, arrivando a convalidare un protocollo di analisi efficace e facilmente applicabile, in linea con le normative attuali.   

 
Autore: Redazione di Largo Consumo
 
Tag argomenti: Pesce o ittici Tracciabilità della Filiera
 
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Tag citati: Cnr Coldiretti Coop Centro Italia Fish Track Università di Siena

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