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02/04/2018
Largo Consumo 04/2018 - Notizia breve - pagina 5 - 1/4 di pagina - Salomone Luca
 
 
Le copertine di Largo Consumo

Ghidini (Movimento consumatori): “Il consumatore vive una falsa libertà”

Se storicamente ogni miglioramento nel mercato del lavoro si deve soprattutto alla crescita dell’inflazione, legata a sua volta all’aumento dei prezzi al consumo, tale dinamica oggi non sembra più valere, in parte per gli effetti della rivoluzione tecnologica (stipendi contenuti e professioni che scompaiono) e molto per i prezzi concorrenziali dei retailer online rispetto ai distributori tradizionali.

Essendo Amazon al centro delle due questioni, potremmo dunque parlare di una “amazonificazione” dell’economia?

Risponde

Gustavo Ghidini, Presidente Movimento consumatori

 

“La sovranità del consumatore, slogan coniato negli anni Sessanta dai guru americani del marketing, non è mai stata reale e oggi lo è sempre meno: il consumatore vive una falsa libertà, condizionata dalla pressione della pubblicità e del marketing, pressione resa ancor più potente nell’era dei social. Il web ha infatti creato modi di penetrazione ancora più subdoli e meno percepibili, dai quali è più difficile proteggersi”

Se storicamente ogni miglioramento nel mercato del lavoro si deve soprattutto alla crescita dell’inflazione, legata a sua volta all’aumento dei prezzi al consumo, tale dinamica oggi non sembra più valere, in parte per gli effetti della rivoluzione tecnologica (stipendi contenuti e professioni che scompaiono) e molto per i prezzi concorrenziali dei retailer online rispetto ai distributori tradizionali.

Essendo Amazon al centro delle due questioni, potremmo dunque parlare di una “amazonificazione” dell’economia?

Risponde

Gustavo Ghidini, Presidente Movimento consumatori

 

Sicuramente con l’inflazione quasi a zero i prezzi sono rimasti fermi, almeno se si parla di beni di consumo. Invece diversi servizi, come quello autostradale e della fornitura di energie domestiche, tanto per fare due esempi, sono aumentati, eccome.

Il fenomeno della bassissima (attualmente) inflazione è poi ampiamente dovuto alla politica di quantitave easing delle BCE, politica che ha consentito alle imprese, di approvvigionarsi di denaro a basso costo, quindi con minore ricaduta sui prezzi. In prospettiva, con la riduzione del QE, il costo del denaro e gli interessi, compresi quelli sul debito pubblico, dovrebbero salire di nuovo. Le conseguenze sono tanto preoccupanti, quanto prevedibili: crescita della tassazione e ulteriore aggravio delle disparità economico-sociali.

Peraltro, la propensione alla spesa degli italiani è minata in radice dalla fortissima disoccupazione giovanile e alla drastica precarizzazione del lavoro.

Ma anche i milioni di ‘fortunati’ che hanno salari medi di 1200 euro al mese, fanno salti mortali per fare quadrare il bilancio familiare. Il che pure frena l’aumento dei prezzi.

La sovranità del consumatore? Ma mi faccia il piacere, direbbe Totò. Non è che uno slogan coniato negli anni Sessanta dai guru americani del marketing. Non è mai stata una situazione reale e oggi lo è sempre meno: il consumatore vive una falsa libertà, condizionata dalla pressione della pubblicità e del marketing, pressione divenuta ancora più potente nell’era dei social. Il web ha infatti creato modi di penetrazione ancora più subdoli e meno percepibili, dai quali è più difficile proteggersi.

Per i meno attenti, gli spazi di inganno e frode si sono dunque allargati, mentre, in parallelo, diminuisce la consapevolezza dei propri diritti, ben poco conosciuti quando si tratta di Internet a tutela della privacy. Penso, quindi, che chi, come il Movimento Consumatori si propone di tutelare il cittadino- utente o consumatore finale, si trovi davanti un compito ancora più difficile. In questa battaglia informativa è necessario trovare alleati nelle istituzioni preposte alla vigilanza sulla comunicazione.

Aggiungo che la Rete è ormai una sorta di oracolo, che conduce a comportamenti pericolosi, come l’acquisto di prodotti (farmaci, alimenti, cosmetici) che possono incidere sulla salute, e dei quali, spesso, non si conosce bene la provenienza. Anche qui si tratta non certo di negare la libertà di comprare online, ma di tracciarne precisi limiti per un’adeguata difesa del cittadino. In particolare non si dovrebbe poter vendere online prodotti, come e specialmente quelli or ora evocati – dei quali il consumatore non possa accertare facilmente e con chiarezza verificare la provenienza.

 
 
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Tag argomenti: Consumi e Consumatori Pubblicità MARKETING Internet
 
Tag citati: Amazon, Bce, Ghidini Gustavo, Movimento consumatori, Totò

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