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01/06/2018
Largo Consumo 06/2018 - Notizia breve - pagina 5 - 1/4 di pagina - Salomone Luca
 
 
Le copertine di Largo Consumo

Farinet (Socialing Institute): “I consumatori si interrogheranno sulla reale utilità di strumenti e app nell’offrire un servizio migliore"

Commenti dei lettori alla riflessione apparsa sulla copertina del 3/2018

Il braccialetto wireless di Amazon, la cui funzione è consentire all’addetto la ricerca veloce della merce in magazzino, è stato oggetto di una forte critica, da parte di Governo e sindacati, in quanto visto come strumento in contrasto con le regole del lavoro e la dignità della persona.

Se un analogo braccialetto in dotazione al pubblico fosse già oggi utilizzato dai consumatori, per la ricerca dei prodotti sugli scaffali di un possibile supermercato senza addetti e cassieri, sarebbe tale strumento ritenuto eticamente sconveniente in ragione dell’inevitabile tracciamento dei comportamenti d’acquisto del cliente?

Risponde

Andrea Farinet, Chairman Socialing Institute

 

Il livello culturale più alto degli italiani, e dunque, la consapevolezza, nonché l’abbondanza di informazioni digitali molto specifiche, fanno sorgere qualche dubbio sulla reale capacità di un ipotetico ‘braccialetto’ o, più semplicemente delle app che mirano a offrire promozioni, di incontrare il favore di un vasto pubblico che si porrà sempre e qualche domanda sulla reale utilità di tali strumenti nell’offrire un servizio veramente migliore

Commenti dei lettori alla riflessione apparsa sulla copertina del 3/2018

Il braccialetto wireless di Amazon, la cui funzione è consentire all’addetto la ricerca veloce della merce in magazzino, è stato oggetto di una forte critica, da parte di Governo e sindacati, in quanto visto come strumento in contrasto con le regole del lavoro e la dignità della persona.

Se un analogo braccialetto in dotazione al pubblico fosse già oggi utilizzato dai consumatori, per la ricerca dei prodotti sugli scaffali di un possibile supermercato senza addetti e cassieri, sarebbe tale strumento ritenuto eticamente sconveniente in ragione dell’inevitabile tracciamento dei comportamenti d’acquisto del cliente?

Risponde

Andrea Farinet, Chairman Socialing Institute

 

La società italiana è sempre più scolarizzata. Basti dire che, nel 2020, coloro che avranno sostenuto con successo l’esame di maturità saranno l’80% della popolazione italiana complessiva. Questo vuol dire maggiore consapevolezza di sé e una più elevata capacità critica e, per conseguenza, anche la pretesa un rapporto paritario tra domanda e offerta.

E, visto che viviamo in un’economia di mercato, è logico che la proposta di beni e servizi debba adattarsi allo scenario sociale, uno scenario che esprime disagio, visto che, dagli anni Settanta a oggi il potere di acquisto degli italiani si è quasi dimezzato. Alcuni dati di Eumetra-Monterosa – che considerano gli strati più influenti della nostra società – dimostrano che, da maggio 2016, i social network hanno superato i media tradizionali, nel fornire news e aggiornamenti giornalistici. Il peso della dimensione digitale come fonte informativa è, detto altrimenti, in continua ascesa. Negli Usa, nel solo 2017, ben l’85% delle campagne adv di tipo classico non ha avuto ritorni economici positivi. In Italia nel 2008 si investivano 14 miliardi in comunicazione, che oggi sono diventati 8, di cui 1 dovuto al solo Google. Per questo ho fondato una nuova disciplina, chiamata socialing: il termine marketing, come tecnica per risvegliare i bisogni là dove la gente veramente si informa, si è svuotato di significato.

Gli italiani su Internet - oltre 42 milioni di cui più di 32 sui social -, a partire da dicembre 2017, usano sempre più spesso Amazon anche come motore di ricerca dei prodotti e dei prezzi. E Amazon in Italia vuol dire 8 miliardi di fatturato, oltre a un patrimonio di dati eccezionale.

Il percorso di scelta è oggi molto diverso da quello di 10-15 anni fa: ci si informa prima su Internet, per vedere quali beni o servizi soddisfano un certo bisogno, si passa nel punto vendita per familiarizzarsi con il futuro acquisto, e si ritorna poi sulla rete per stabilire chi fa il prezzo migliore. E tutto questo non dipende dall’e-commerce, che in termini di oggetti fisici rappresenta, a valore, ancora l’8% dei consumi, ma dall’affermarsi del digitale come fenomeno di massa. I big player hanno un’infrastruttura, una velocità di esecuzione e a una flessibilità, anche di prezzo, alla quale le aziende tradizionali non possono tenere testa.

A questo punto il livello culturale più alto, e dunque, ricordiamolo, la consapevolezza del consumatore, nonché l’abbondanza di informazioni molto specifiche, fanno sorgere qualche dubbio sulla reale capacità di un ipotetico ‘braccialetto’ o, più semplicemente delle app che mirano a offrire promozioni, di incontrare il favore di un vasto pubblico che si porrà sempre e qualche domanda sulla reale utilità di tali strumenti nell’offrire un servizio veramente migliore. Per le aziende la scelta di una certa tecnologia non può essere un sì o un no a priori, ma il frutto di un percorso di ricerca, attraverso il socialing e la profilazione, di un reale plus.

 
 
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Tag argomenti: Internet Consumi e Consumatori
 
Tag citati: Amazon, Eumetra Monterosa, Farinet Andrea, Google, Socialing Institute

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