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02/11/2018
Largo Consumo 11/2018 - Notizia breve - pagina 5 - 1/6 di pagina - Salomone Luca
 
 
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Donà (Aspiag Despar): “ La Gdo non deve delegare il compito di soddisfare i nuovi bisogni ad altri soggetti”

Commenti dei lettori alla riflessione apparsa sulla copertina del 7-8/2018

Sulla tendenza crescente a ordinare la cena al ristorante, per poi consumarla a casa, la banca svizzera Ubs ha appena pubblicato uno studio in cui si prevede che il food delivery passi dai 35 miliardi di dollari attuali (a livello mondiale) ai 365 miliardi del 2030.

Se stiamo dunque andando verso un modo di vivere che vedrà sempre più le persone lontane dalle preparazioni alimentari domestiche e conseguenti minori approvvigionamenti presso supermercati e negozi, quale sarà il destino di molte insegne distributive?

Risponde

Fabio Donà, Direttore marketing Aspiag Despar

 

“La Gdo non può e non deve delegare il compito di soddisfare i nuovi bisogni ad altri soggetti, ma rivendicare il posto di protagonista nel mondo del commercio e dei servizi. Al limite il food delivery può diventare un partner, almeno per chi non ha ancora una propria struttura di e-commerce”

Commenti dei lettori alla riflessione apparsa sulla copertina del 7-8/2018

Sulla tendenza crescente a ordinare la cena al ristorante, per poi consumarla a casa, la banca svizzera Ubs ha appena pubblicato uno studio in cui si prevede che il food delivery passi dai 35 miliardi di dollari attuali (a livello mondiale) ai 365 miliardi del 2030.

Se stiamo dunque andando verso un modo di vivere che vedrà sempre più le persone lontane dalle preparazioni alimentari domestiche e conseguenti minori approvvigionamenti presso supermercati e negozi, quale sarà il destino di molte insegne distributive?

Risponde

Fabio Donà, Direttore marketing Aspiag Despar

 

Il cibo a domicilio non è una minaccia per noi distributori, ma più che altro un’opportunità, nel senso che ci porta a sviluppare una serie di proposte, dalla gastronomia, all’asporto, ai piatti pronti, che accontentano una clientela che sta cambiando. A questo punto la Gdo non può e non deve delegare il compito di soddisfare i nuovi bisogni ad altri soggetti, ma rivendicare il posto di protagonista nel mondo del commercio e dei servizi. Al limite il food delivery può diventare un partner, almeno per chi non ha ancora una propria struttura di e-commerce, ed essere dunque integrato nel sistema della Dmo stessa.

Il vero impatto del cibo a domicilio è avvenuto su quella parte di ristorazione che non ha adottato il food delivery, con l’aggravante che la ristorazione stessa ha raggiunto, almeno nei centri storici, il punto di saturazione.

La Gdo, dal canto suo, sta già riflettendo seriamente sulla possibilità di portare a casa del consumatore anche la propria gastronomia, oltre alla classica spesa e questo perché è il cliente a chiederlo. I migliori supermercati oggi hanno un rapporto qualità/prezzo decisamente più allettante di molti ristoranti. Tutto questo si somma alla constatazione che il food delivery presenta conti economici non certo rosei.

Le aziende migliori del nostro settore, in Italia e all’estero, sono quelle in grado di toccare tutti i punti del percorso del consumatore. Dunque è la Gdo che, se non vuole essere scalzata da altri, deve darsi una struttura insieme forte e flessibile. Le soluzioni devono essere potenti e pervasive e andare oltre il bar all’interno del supermercato, che funziona, ma non può dare un servizio che accontenti tutti, anche di chi non può, o non vuole, recarsi nel punto di vendita.

 
 
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Tag argomenti: Distribuzione organizzata
 
Tag citati: Aspiag (Despar), Donà Fabio, Ubs

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