01/09/2016
Largo Consumo 09/2016 - pagina 67 - Notizia breve - 1/6 di pagina
 
 

Dietro il successo del Kamut

E’ una storia pionieristica del mondo del biologico, quella del marchio Kamut che identifica una varietà antica di grano gigante, il khorasan, un tipo di cereale biologico di alta qualità che ha trovato accoglienza in modo particolare proprio nel nostro Paese. A raccontarla è un articolo apparso su [...] Leggi tutto

E’ una storia pionieristica del mondo del biologico, quella del marchio Kamut che identifica una varietà antica di grano gigante, il khorasan, un tipo di cereale biologico di alta qualità che ha trovato accoglienza in modo particolare proprio nel nostro Paese. A raccontarla è un articolo apparso su Il Corriere della Sera dedicato al profilo di Bob Quinn, americano del Montana e fondatore del marchio, che ha iniziato la sua avventura di imprenditore partecipando a una fiera della contea dove aveva notato per la prima volta, trent’anni prima, la particolare tipologia di grano proveniente dall’Egitto, da dove era arrivato tramite un pilota dell’aviazione che ne aveva ricevuto in dono 36 chicchi e li aveva spediti al padre perché li trapiantasse nel terreno di proprietà. A decretare il successo internazionale del prodotto è venuta in seguito la nostra tradizione culinaria, che ha contribuito con la sua straordinaria inventività a fare del khorasan Kamut un ingrediente per la preparazione di pizza e di birra (una produzione, quest’ultima, in cui siamo ancora unici nel mondo). Questo binomio ha fatto sì che oggi il 75% della produzione mondiale di questo grano risulti assorbita dall’Italia. Kamut è peraltro propriamente la denominazione commerciale che Quinn ha desunto dall’antico egiziano come voce significante appunto “grano” e che si è pensato di prendere a prestito per rilevare l’unicità della provenienza. All’affermazione ha però contribuito anche la valenza nutrizionale grazie all’elevato contenuto di proteine e sali minerali come zinco e magnesio, oltre che di selenio dalle proprietà antiossidanti: caratteristiche che, a parte per i sofferenti di celiachia, per i quali non è indicato, costituiscono una combinazione adatta a molti che non possono mangiare grano moderno. Questa almeno la risposta che dà Quinn, che tra l’altro ha in tasca un Phd in biochimica vegetale, alle critiche che si tratti di una semplice operazione di marketing, cui ribatte «stiamo riscontrando risultati molto positivi, sono stati pubblicati 16 articoli su alcune delle più importanti riviste scientifiche sull’argomento». C’è poi un fattore importante legato alla licenza sul marchio, gratuita a patto che ci sia l’impegno a comunicare in modo trasparente le informazioni, a usarlo correttamente e a garantirne la qualità.

 
Autore: Redazione di Largo Consumo
 
Tag argomenti: Agricoltura Biologico
 
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Tag citati: Il Corriere della Sera Kamut PHD Paese Quinn Bob

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