italiano italiano English English
16/10/2019
Largo Consumo 09/2019 - Notizia breve - pagina 5 - 1/4 di pagina - Estrapolazione da articolo - Salomone Luca
 
 
Le copertine di Largo Consumo

D'Amico (D&D Italia): «Difficile combattere l'italian sounding, anche nella ristorazione»

Il consumatore estero interessato al cibo italiano trova sui propri scaffali poco Made in Italy originale rispetto alla grande offerta di prodotti, che evocano sì l’Italia nel nome, ma che nulla hanno a che vedere con i veri prodotti alimentari di casa nostra. Per il pubblico estero non è facile, purtroppo, comprare italiano per ragioni sia culturali che pratiche come, ad esempio, nel caso dell’olio d’oliva di cui non sempre si conosce il perché si chiami extravergine.

Non potrebbero le nostre istituzioni, unitamente al mondo produttivo alimentare italiano, creare, in alcune grandi città del mondo, da New York a Shanghai, da Tokyo a Los Angeles, degli organismi stabili di cultura enogastronomica italiana con il compito di “istruire” il pubblico estero su tutto ciò che lega il vero cibo italiano con i luoghi in cui, nel nostro Paese, lo si produce?

Risponde:

Sabato D’Amico, amministratore delegato D&D Italia

«Il problema è molto grave perché la stima corrente di fatturato delle imitazioni, che Coldiretti situa intorno ai 100 miliardi di euro, potrebbe persino essere più alta. Sfugge ai calcoli, infatti, tutto il settore della ristorazione»

Il consumatore estero interessato al cibo italiano trova sui propri scaffali poco Made in Italy originale rispetto alla grande offerta di prodotti, che evocano sì l’Italia nel nome, ma che nulla hanno a che vedere con i veri prodotti alimentari di casa nostra. Per il pubblico estero non è facile, purtroppo, comprare italiano per ragioni sia culturali che pratiche come, ad esempio, nel caso dell’olio d’oliva di cui non sempre si conosce il perché si chiami extravergine.

Non potrebbero le nostre istituzioni, unitamente al mondo produttivo alimentare italiano, creare, in alcune grandi città del mondo, da New York a Shanghai, da Tokyo a Los Angeles, degli organismi stabili di cultura enogastronomica italiana con il compito di “istruire” il pubblico estero su tutto ciò che lega il vero cibo italiano con i luoghi in cui, nel nostro Paese, lo si produce?

Risponde:

Sabato D’Amico, amministratore delegato D&D Italia

«Il problema è molto grave perché la stima corrente di fatturato delle imitazioni, che Coldiretti situa intorno ai 100 miliardi di euro, potrebbe persino essere più alta. Sfugge ai calcoli, infatti, tutto il settore della ristorazione. Ritengo che, a livello di Sistema Paese sia stato fatto troppo poco, quando invece altre nazioni hanno creato per tempo organismi semipubblici di promozione internazionale dei propri prodotti. Pensiamo solo alle attività che ha svolto Sopexa in Cina, per diffondere la conoscenza e il consumo del vino francese.Difficile anche operare a livello di associazioni di categoria: se queste sono certamente a conoscenza del fenomeno, non hanno infatti le risorse adeguate ad andare a combattere il sounding là dove si manifesta, con forti azioni culturali. Una via interessante potrebbe essere di includere il problema all’interno dei grandi accordi commerciali internazionali, accordi che tuttavia raramente giungono a un simile dettaglio».

 
 
Registrati per leggere il contenuto
 
Tag argomenti: Conserve vegetali Sottoli e sottaceti
 
Tag citati: Coldiretti, D&D Italia, D´Amico Sabato

Notizie correlate

Percorsi di lettura correlati