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29/05/2019
Largo Consumo 04/2019 - Notizia breve - pagina 7 - 1/4 di pagina - Salomone Luca
 
 
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Barichella (Food Lifestyle): «La ricchezza alimentare dell’Italia va tutelata e difesa»

Nella risoluzione dell’Onu presentata lo scorso 13 dicembre, volta a imporre agli stati membri diete e stili di vita più salubri, non è passata la proposta dei cosiddetti Paesi FPGH (Foreign Policy and Global Health) che avrebbe dovuto promuovere la messa al bando, attraverso particolari contrassegni e anche tasse più alte, di molti dei prodotti della dieta mediterranea perché contenenti troppi grassi, sale e zucchero, costringendo quindi molti nostri produttori a una forzata, per quanto improbabile, riformulazione di ricette alimentari plurisecolari. Se la proposta fosse stata dunque accolta, come avrebbe potuto tale risoluzione dell’Onu conciliarsi con il riconoscimento del 2010 da parte dell’Unesco che dichiarò, allora, la dieta mediterranea patrimonio dell’umanità ed esempio di equilibrio nutrizionale tale da garantire, agli italiani, un’aspettativa di vita ben oltre gli 80 anni?

Risponde:

Paolo Barichella, amministratore delegato Food Lifestyle

«La risoluzione Onu, che ha promosso la dieta mediterranea, e il patrimonio sottostante, ne ha implicitamente rilanciato il valore su una dimensione globale. Ma non ci si può adagiare su questo, perché anche le cosiddette etichette ‘a semaforo’, pure in modo plateale, riflettono ciò che il mercato ci sta chiedendo. La vera sfida è trasformare gli ostacoli in opportunità...

Nella risoluzione dell’Onu presentata lo scorso 13 dicembre, volta a imporre agli stati membri diete e stili di vita più salubri, non è passata la proposta dei cosiddetti Paesi FPGH (Foreign Policy and Global Health) che avrebbe dovuto promuovere la messa al bando, attraverso particolari contrassegni e anche tasse più alte, di molti dei prodotti della dieta mediterranea perché contenenti troppi grassi, sale e zucchero, costringendo quindi molti nostri produttori a una forzata, per quanto improbabile, riformulazione di ricette alimentari plurisecolari. Se la proposta fosse stata dunque accolta, come avrebbe potuto tale risoluzione dell’Onu conciliarsi con il riconoscimento del 2010 da parte dell’Unesco che dichiarò, allora, la dieta mediterranea patrimonio dell’umanità ed esempio di equilibrio nutrizionale tale da garantire, agli italiani, un’aspettativa di vita ben oltre gli 80 anni?

Risponde:

Paolo Barichella, amministratore delegato Food Lifestyle

«La risoluzione Onu, che ha promosso la dieta mediterranea, e il patrimonio sottostante, ne ha implicitamente rilanciato il valore su una dimensione globale. Ma non ci si può adagiare su questo, perché anche le cosiddette etichette ‘a semaforo’, pure in modo plateale, riflettono ciò che il mercato ci sta chiedendo. La vera sfida è trasformare gli ostacoli in opportunità. La ricchezza alimentare dell’Italia va tutelata e difesa, specie quando si ravvisano operazioni ostili, come quelle correlate a metodi di etichettatura nutrizionale che tendono a penalizzare a priori i nostri prodotti. Ma la migliore forma di difesa è, a mio avviso, la capacità trasformare gli ostacoli in opportunità, avendo il coraggio, di rivisitare anche gli alimenti tradizionali in una chiave nutrizionale e salutistica aggiornata, un’operazione che non può essere solo ‘cosmetica’, ma che deve, al contrario, incidere su un complesso di valori come il packaging, i formati, ilmerchandising e, quando possibile, coinvolgere gli stessi criteri produttivi. In sostanza non si deve mai dimenticare che la tradizione è un’innovazione ben riuscita, e non può costituire una remora a cogliere i nuovi trend e ad affrontare le sfide di mercato».

 
 
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Tag argomenti: Etichettatura Innovazione Alimentare
 
Tag citati: Barichella Paolo, Food Lifestyle, Onu, Unesco

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